Inserito da: whyzanzibar | Settembre 19, 2008

cooperare per condividere

Questo è stato il mio secondo anno a Zanzibar, è stato altrettanto intenso ma sicuramente ben diverso rispetto al 2007. A differenza dell’anno scorso, in cui tutto era una novità e ogni esperienza era eccitante, quest’anno c’è stato più spazio nella mia mente, meno offuscata dalla magia del posto, per riflessioni e considerazioni sull’esperienza di volontariato e sul suo significato.

Per me la scelta di tornare una seconda volta è sicuramente dipesa molto dall’aver conosciuto e apprezzato l’associazione e il suo operato lo scorso anno: la modalità di intervento così a stretto contatto con la realtà Zanzibarina, la capacità di cogliere e di valorizzare le risorse già esistenti sul territorio, il totale rispetto della cultura e dei valori locali.

Quest’anno, così come è stato diverso per me, ho potuto notare che anche la stessa esperienza può assumere significati (valenze) diversi per ognuna delle persone che la affronta. Come dice Manuela, alcuni di quelli che partono per un’esperienza di volontariato hanno bisogno e cercano emozioni nuove (non dice proprio questo, ma quasi); altri intendono utilizzare il proprio tempo libero facendo qualcosa di utile per gli altri, altri ancora vogliono conoscere una realtà diversa entrando in contatto diretto con la situazione e gli abitanti del luogo… o forse possono anche essere tutte queste motivazioni mese insieme o altre ancora.

In seguito a queste considerazioni e ad altre fatte nel corso dell’anno, mi sono accorta che la realtà del volontariato/cooperazione è ben più delicata di quanto si possa pensare.

Ciò ha fatto nascere in me una riflessione sull’importanza del rispetto per gli altri e per i loro stili di pensiero e modi di agire, soprattutto se differenti dai propri. Questo non vale soltanto nel contatto con i locali, ma anche nel lavoro tra i volontari.

Sembra un gioco di parole, ma penso che “fare la cooperazione” significhi proprio “cooperare tra di noi a partire dai più piccoli dettagli della convivenza”.

In questo contesto infatti, mi sono resa conto di quanto sia importante la collaborazione e l’armonia nel gruppo innanzitutto per vivere bene l’esperienza e poi per raggiungere gli obiettivi stabiliti.

A prescindere dalle motivazioni di partenza forse ciò che conta di più è il fatto di riuscire a convivere e a lavorare insieme in piena “cooperazione” perché è da questa premessa che dipende o meno il raggiungimento del risultato comune e condiviso, che è poi quello di essere felici noi, gli insegnanti e i bambini, ossia il vivere in sintonia e cooperazione fraterna.

L’esperienza di quest’estate mi ha dunque insegnato quanto sia importante spogliarsi dello spirito di competizione e della presunzione di essere migliori che anima il nostro mondo “occidentale”. Ho scoperto che l’incontro e la relazione sono sempre scambi bidirezionali in cui non siamo solo noi a mettere qualcosa, ma c’è anche l’altro che ci offre la propria esperienza. Inoltre spesso presupponiamo di essere pronti all’insegnamento e così facendo non ci accorgiamo che le nostre convinzioni sono sbagliate e che abbiamo anche tanto da imparare.
Un esempio lo colgo dall’osservazione della gente della Tanzania, persone dalla cultura e dalla socialità devastate da noi “occidentali” ma ancora capaci di affrontare le cose con modestia e rispetto per gli altri.

Concludendo, questa è un’esperienza che a mio avviso dovrebbe aiutare ad aprirsi alla condivisione, allo scambio e alla conoscenza non solo degli altri, ma innanzitutto e principalmente di se stessi e dei propri limiti.

Alla luce di ciò posso affermare che anche quest’anno ho vissuto cinque settimane intense ed interessanti che mi stanno facendo pensare con entusiasmo ad un ritorno in Africa, magari per qualche mese in più… … speriamo bene e ciao a tutti!

Alessandra (la foto e’ di Cristina)


Risposte

  1. tutti con la maglia why
    e francesco fa il diverso
    :)
    bella elena che ride
    manu hai i capelli corti?


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