Inserito da: whyzanzibar | Dicembre 2, 2008

la mia Africa..

Lunedi’ 10 novembre 2008, finalmente si parte!
Grazie a Why, una associazione che opera nel campo del volontariato internazionale, e che offre la possibilità di campi di lavoro all’estero della durata di tre settimane, posso regalarmi questa esperienza a lungo desiderata.
Le persone del gruppo in partenza, otto, hanno già avuto modo di incontrarsi e conoscersi reciprocamente in occasione dei vari incontri , anche con  i volontari appena rientrati, dei quali noi in partenza ora, abbiamo raccolto il virtuale testimone.
L’arrivo a Zanzibar è decisamente molto caloroso, sia dal punto di vista atmosferico (35°) che personale; Manuela e Niccolò  si fanno subito riscontrare come due persone veramente speciali.
La guest-house dove soggiorneremo è spartana ma confortevole, ed ha persino un piccolo giardino sul retro, che diverrà per tutto il tempo del nostro soggiorno , di volta in volta luogo di relax ,sala riunioni, osservatorio astronomico delle stelle.
La veranda sul davanti invece sarà una sede distaccata pomeridiana di bambini del paese che verranno a cantare le loro e le nostre canzoncine, e fare dei disegni che a loro gloria appenderemo alle pareti.
Jambiani offre un oceano turchese, sabbia bianca, palme che ondeggiano al vento,casette di grigia pietra corallina locale, animali da fattoria che attraversano indisturbati la strada sassosa e accidentata che attraversa tutto il paese, e illuminazione notturna stile “presepe”, magica ed irreale.
Decisamente questa non è la “mia “ Africa, l’Africa dei tanti libri letti, dei film visti,”l’ultimo re di Scozia” in testa. Ma pullula di bambini come una colonia di formiche.Tanti .Bellissimi.Trasparenti mi viene da definirli, perché ogni loro emozione traspare sincera dal viso, nei loro occhi profondi trovi domande e risposte senza bisogno quasi di parlare la loro lingua.
Bambini che mi insegneranno la gioia di vivere e condanneranno il mio spreco(in un asilo un bambino ha raccolto dai ritagli di carta da buttare, un mio foglietto di post-it che avevo buttato, lisciandolo delicatamente e di nascosto con le mani).
Mentre inizio a frequentare gli asili mi accorgo che le classi sono numerosissime, mentre le insegnanti non  sono certo in numero adeguato alla necessità, alla quale però sopperiscono con tanta passione, genuina e sincera di voler essere lì, ad insegnare loro a crescere ed imparare, nonostante i pochi, a volte pochissimi davvero, materiali a loro disposizione.
Agghindate come matrone nei loro coloratissimi kanga, le maestre troneggiano sopra i bambini, tutti rigorosamente in divisa, mentre fuori, nella cucina all’aperto, in alcuni asili si prepara il riso, sopra un fuoco di legna, da distribuire ai bambini frequentanti; per alcuni di loro un vero pasto.
I turni , sia per i lavori di casa, come per le presenze a scuola, si susseguono, mentre il caldo di novembre ti strema già dalle prime ore del mattino.
A combatterlo abbiamo tanta buonissima frutta tropicale: manghi, papaie, ananas, frutto della passione,  che per bontà non assomigliano neppure un po’ a quelli  che per solito si mettono nei cesti natalizi.Mentre faccio questo pensiero , realizzo che in Italia già incombe l’ansimare del Natale, e sono doppiamente felice di aver fatto questa scelta ed essere qui, al riparo dalla banalità.
Perchè in Africa c’è nulla o poco che sia dato per scontato, oppure che sia banale: la coniugazione dei verbi mangiare, lavare e lavarsi qui assumono davvero ben altro spessore.
Nella seconda settimana sono assegnata all’asilo di Kibuteni, che dista quaranta minuti circa da Jambiani.
Per raggiungerlo si attraversano tanti piccoli villaggi  di case con il tetto di paglia,seminascoste dagli onnipresenti alberi di banane.Una natura verdissima, i trasporti con i carri a due ruote tirate da buoi, i dala-dala, arcaici pullmini aperti per il trasporto di persone e cose , sempre stipatissimi, e…la terra rossa. Non ce la faccio a non emozionarmi: eccola la mia Africa tanto sognata,  mi sento pienamente felice, non riesco a saziarmi gli occhi !
Scatto tante foto, ma so già che le migliori saranno quelle che non avrò fatto, quelle che verranno a trovarmi quando mi troverò a pensare a questi luoghi.
Aneddoti e situazioni curiose si  accumuleranno durante tutto l’arco delle tre settimane dentro la mia mente e dentro il cuore e rimarranno lì, come un pizzico di lievito capace di far diventare immensa la nostalgia, ma anche come una medicina d’essenzialità a lento rilascio nel tempo, che sono certa influenzerà ancora di più le mie scelte di sobrietà di vita una volta rientrata in Italia.
E se è importante non sprecare né acqua, né cibo,  lo è ancora di più, imparare a non sprecare occasioni di regalare tempo, affetto e sorrisi a chi ti sta accanto;
cose che qui a Jambiani  davvero nessuno ti fa mancare. Già al secondo giorno che stavo qui, era tutto un salutare, un riconoscersi, una disponibilità al dialogo, che nella nostra società super organizzata è da tempo sparita.
Le donne di qui, ma credo di tutto il continente, sono meravigliose, testarde, e lavoratrici instancabili, riescono a fare entrare dentro una giornata , che per’altro ha 24 ore anche qui, tante  cose da fare, eppure non ti fanno sentire a disagio se qualche volta tu tenti un ipotetico dialogo in una smozzicata lingua locale o  con dei gesti: sorridono, ti prendono sul serio, le vedi che considerano il dialogo ancora una cosa importante.
Grazie a Why, a Manuela e Niccolò, a Francesco risolutore di tutti i nostri problemi occidentali,
per avermi fatto  non solo trovare l’Africa, ma per avermi aiutato ad assaporarne un pezzettino, qui a Zanzibar e
Jambooo a tutti!

Clara

volontari1



Risposte

  1. Ciao Clara,
    grazie per avermi regalato il piacere di assaporare
    le tue parole mentre racconti la tua esperienza.
    Traspare una grande gioia che tu hai ricavato da questa esperienza che coinvolge anche me e mi
    fa veramente sognare un’esperienza che da molto
    è lì nel cassetto in attesa del momento opportuno.
    Soprattutto in questo fermento esterno del Natale
    credo che veramente Natale sia condividere la gioia
    di questa nascita e che ci ricorda che anche noi
    dobbiamo rinascere e riscoprire la gioia della condivisione ed impegnarci ognuno nel nostro piccolo mondo a lavorare perchè veramente cresca la consapevolezza che un mondo migliore è possibile:

    Grazie ancora per aver condiviso con noi a scuola
    la tua gioia.

    BUON NATALE, ma un nuovo natale!
    Daniela


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie