Inserito da: whyzanzibar | Dicembre 9, 2008

Isola di UZI

Il pulmino prosegue lentamente su una strada  sempre più dissestata e si inoltra tra le Mangrovie. Questa è l’unica via possibile per raggiungere  Uzi  in macchina e solo con  la bassa marea.
Sui lati della strada le  bellissime verdi  mangrovie con le loro lunghe radici dalle forme stravaganti. Queste piante che  crescono in acqua salata ed a seconda della bassa o alta marea mantengono le loro radici sotto o fuori dall’acqua del mare formando così la tipica caratteristica  delle Mangrovie.
Il pulmino ha difficoltà nel proseguire, si ferma, non riesce più ad andare avanti sotto il nostro peso e così scendiamo e facciamo una parte della strada a piedi. Forse è meglio così, ne approfittiamo per fare delle bellissime foto  e vedere da vicino come si riproducono lasciando cadere il seme nel fango, che solo se rimane diritto in piedi formerà una nuova pianta.
Più avanti risaliamo sul pulmino per l’ultimo pezzo di strada fino alla scuola.
Ad attenderci, con mia grande sorpresa, un piazzale pieno di giovani,  circa 700, che ci accolgono con canzoni,  balli e suoni fatti con materiale improvvisato.  Bello vedere tutti quei colori, quell’allegria, quei sorrisi, quell’entusiasmo, quell’accoglienza che mi fa sentire un nodo alla gola. Voglio togliermi gli occhiali da sole, ma me li rimetto subito perché sento le lacrime che mi escono dagli occhi. Sono una vecchia romantica che si emoziona facilmente.  Dopo alcuni minuti riesco a controllarmi e così mi tolgo  gli occhiali per  avere un  contatto più diretto con tutti quei  bei giovani. Passo così un po’ di tempo fra loro, sono libera di andare dove voglio fino al ritorno della delegazione della PAT venuta a parlare con i rappresentanti locali ed a vedere il risultato del progetto finanziato proprio dalla stessa Provincia  Autonoma di Trento.
Giro per il grande parco che attornia la scuola, mi avvicino alle tante mamme  venute ad accoglierci con i loro vestiti più belli e coloratissimi. Mamme con i  piccoli in braccio e che ti fan capire esser contente di farsi fotografare. Cerco di comunicare con loro, ma è difficile, la lingua non mi aiuta. Ci soffermiamo a qualche sorriso e qualche saluto. Jambo, jambo, habari…nzuri!! Asante sana!
Cammino fra tutta questa gente, anche gli uomini si vogliono far fotografare ma si mettono in posa, tutti seri. Con loro riesco a parlare un po’ in inglese. Uno si avvicina e mi dice che la comunità ha  bisogno di un asilo e mi fa vedere il terreno dove lo hanno pensato. Cerco di fargli capire che non sono io quella che finanzia i progetti o può decidere in merito. Lo avrà capito? Non lo so, perché continuava ad insistere.
Ora tutti i rappresentanti sono presenti,  sotto un enorme Mango,  attorniati dai bambini e loro madri.  All’ombra del Mango vengono offerti dei doni alle rappresentanti della PAT e fatta una rappresentazione teatrale. Deve essere carina,  tutti ridono, ma io purtroppo non capisco niente e sono troppo lontana da chi sta traducendo e così batto le mani quando tutti le battono, senza sapere il perché. L’espressione delle attrici, quelle si le ho notate ed apprezzate.
Dopo  la parola di ringraziamento in buon inglese del direttore della scuola  nei confronti della PAT si va tutti in un’altra classe a mangiare il “PILAU”, naturalmente con le mani….come si usa qui a Zanzibar. Mi piace questo modo di condividere il pranzo. Il Pilau è per occasioni speciali e la persona più anziana in quel momento è quella che comincia per prima a mangiare.
E’ giunta l’ora di ritornare, ma  non possiamo tornare in macchina, l’acqua è alta. Dobbiamo tornare in barca.  Piano piano ci incamminiamo verso il porto.  Durante questo percorso passiamo per il villaggio, la gente  saluta cordialmente, i bambini ti chiamano e gridano, jambo, jambo…. Un gruppo di donne siede  sotto un grande albero e ci salutano, sono serene, ridono, i bambini giocano attorno a loro. Che serenità, che tranquillità, che meraviglia!!! Non conoscono certo lo stress.
Anche la natura mi sorprende. Alberi di una grandezza incredibile e di  un verde intenso. Manghi, banani, ma anche  i famosi Baobab.  Bellissimi.
Ecco che a forza di fare foto ho perso di vista chi mi precedeva. I bambini vedono la mia incertezza e subito mi indicano  da che parte andare. Raggiungo il gruppo quando siamo già sulla spiaggia per prendere la barca e ritornare al nostro pulmino. Bisogna affrettarsi, l’acqua sta calando. Non ce l’abbiamo fatta, l’acqua è calata troppo in fretta??? O siamo noi che ce l’abbiamo presa all’africana? Con calma per non perderci niente del villaggio? L’acqua è troppo bassa, in barca non si può più proseguire, poco prima di entrare nelle mangrovie proseguiamo a piedi camminando tra melma e radici. Si sente di tutto e di più fra le dita dei piedi.  Forse è meglio non sapere cosa ci sia sott’acqua. Ci  assicurano però che non ci sono animali pericolosi. Crediamoci.
Una bella giornata,  interessante  emozionante,  in  questa bella UZI  ancor autentica.
Franca
22 novembre 2008


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