Inserito da: whyzanzibar | Aprile 27, 2009

Erika, dicembre 2008 – marzo 2009

A dicembre sono tornata a Jambiani, dopo il campo di lavoro dell’estate scorsa e questa volta per rimanere un po’ più a lungo, un viaggio che racconto con gli occhi e il cuore, un cammino importante, fatto di cose, pensieri, emozioni .. e tanti colori. Bambini che urlano, che corrono, che ridono, che gridano il mio nome, veloci a prendere la borsa di paglia formato famiglia che mi ha accompagnato ogni giorno, che accennano parole di una canzone cantata insieme, e loro, le insegnanti,solari, accoglienti, disponibili… sono nell’asilo di Unguja Ukuu. Un’alchimia sincera, con poche parole di swahili … piccole attese, sguardi e sorrisi, in poco tempo hanno costruito un rapporto di fiducia reciproca, che mi ha permesso di vivere con loro mattine indimenticabili. Le insegnanti, colleghe speciali, con tanta voglia di fare, di imparare ,curiose a volte più dei bambini stessi, hanno letto storie sedute alla loro scrivania con i più grandi o in cerchio per terra con i più piccoli. Poi, insieme, con le pagine dei libri tra le mani abbiamo coinvolto i bambini nella narrazione, creando momenti tranquilli, di gioco e di ascolto. E con queste figure, così belle e attraenti, quante cose abbiamo fatto…, ricordato nomi, riconosciuto e imparato i colori, colorato cartelloni da appendere, allestito le classi con i lavoretti dei bambini …e guardare gli occhi di chi una cosa come quella non l’ aveva mai vista … sfogliando quelle pagine, ascoltando quelle storie… e la curiosità dei bambini nello sbirciare in quella borsa di paglia…. Unguja Ukuu è immersa in un verde luminoso, con alberi di mango alti e imponenti, un villaggio da scoprire a venti minuti da casa, da Jambiani, dove per tornare alla chiusura dell’asilo, a volte anche dopo una lezione di italiano, per le insegnanti, e un khai profumato e bollente, una di loro mi accompagnava alla fermata del dala dala. Non c’era un’orario preciso per il suo arrivo, bastava sedersi e aspettare insieme, tra chiacchere, saluti e sguardi curiosi, prima o poi arrivava,veloce, sempre stipato di gente… uomini, ragazzi , donne, che coprivano scrupolosamente con i kanga i loro bambini per proteggerli dal vento che faceva da padrone, secchi di pesce e cesti di banane… ma un posto, anche se stretto, c’era per tutti. Anche negli asili di Mwendawima, Kibuteni e Kikadini ho incontrato insegnanti collaborativi, ben organizzati tra loro e molto accoglienti. Insieme a loro ho frequentato un corso di formazione, ed è anche grazie a questo che più volte ho riflettuto sull’importanza di dare contenuti e strumenti, spunti di insegnamento a queste persone che una vera preparazione professionale non l’hanno ricevuta per vivere e stare con i bambini e per pensare che un giorno possano camminare da soli. … Gli occhi delle persone che ho incontrato, i sorrisi che ho fatto e ricevuto,i momenti belli e quelli più difficili, tutti i bambini con cui ho giocato o semplicemente osservato, mi hanno regalato una felicità che non si compra, una ricchezza che si è fatta spazio nel mio cuore, che non si dimentica e c’è. …. E un grazie speciale a quella famiglia allargata che vive là e che senza di loro tutto questo non ci sarebbe.

Erika, volontaria WHY

insegnanti


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie