DIARIO DEL CAMPO VOLONTARI 2010
Eccomi di nuovo qua, sulle strade di Zanzibar, a meno di un anno dall’altra volta. Stessa strada, in senso contrario, da quell’ultimo viaggio in pulmino: emozioni decisamente diverse, occhi pronti ad osservare, riconoscere, evidenziare le differenze, i cambiamenti e non pieni di lacrime ricordando l’addio che c’era stato.
Eh sì, il mio cuore è pieno di trepidante attesa di rincontrare, di riconoscere, rivivere… Ecco dopo quella curva, la retta con le gobbe, tra gli alberi le scimmie se siamo fortunati… Si eccone una! Allora mi ricordavo bene… Siamo in mezzo alla foresta di Jozani, non manca tanto a Jambiani, che agitazione!
Arrivati è tutto così famigliare, ogni curva, ogni casa, ogni muretto e negozio… Sembra di non essere mai partiti e nello stesso tempo che sia passato un secolo!
Ad agosto, l’anno scorso, a questo punto del viaggio si vedevano i primi bagliori dell’alba, pensavo alle ultime cose da dire a Nicolò, guardavo come in scatti fotografici scorci di paesaggio, le capanne, i baobab, le palme, la gente, le bancarelle di frutta… Che tristezza! La voglia di restare era di gran lunga più forte di quella di ripartire, quelle 5 settimane mi avevano cambiata, mi avevano risvegliato emozioni, pensieri e sensazioni…
Quest’anno la famiglia WHY Znz non c’è, ci siamo noi tre ragazze – io, Marisa e Chiara – e Alberto. Ci aspetta un compito diverso, un’avventura per la quale non mi sento ben attrezzata, ma ce la metterò tutta nonostante la mia cronica tendenza al pessimismo e il pensiero fisso che vorrei tanto che i volontari del campo di lavoro possano vivere una bella esperienza, bella come mi hanno permesso di farla le persone che l’hanno gestita l’anno scorso… Chissà se saremo all’altezza!
“L’anno scorso”, quante volte mi trovo a dirlo ogni giorno; oggetti, situazioni, difficoltà mi portano a ricordare, confrontare, chiedere aiuto alla mia esperienza. Delle volte mi dico, “ma basta adesso, sei qui oggi, adesso, pensa, ragiona senza dover continuamente tornare indietro di un anno!!” Soprattutto la prima settimana, che fatica rivedere e vivere questi stessi posti, queste stesse azioni, ma senza Manuela, Nicolò e Francesco che parlano in sottofondo, dirigono, suggeriscono, e i due piccoli watoto wasungu che ridono, gridano, corrono in giro…. Questa è stata la parte più dura dei primi giorni a Jambiani: la loro assenza, tanto più pesante dato che viviamo in casa loro… che nostalgia, che tristezza, annebbiava la bellezza di Jambiani!
Ma il quotidiano arriva col suo carico di distrazioni dai pensieri tristi. Oggi prima riunione dello staff locale con noi: chissà se capiremo qualcosa, tra inglese e kiswahili…
Le presentazioni: Mr.Omar, un uomo non più giovane ma con due occhi dolci, attenti e saggi, come quelli di un nonno; Hassan, un ragazzo che si occupa dell’ufficio (ma poi scopriremo bravissimo con i bambini nelle scuole).
Juma l’abbiamo incontrato lo scorso anno e rivisto ieri, che forte rivederlo, adesso parla bene l’italiano, lo vedo più lanciato, più sicuro e determinato, bello lavorarci insieme!
Francesca, una ragazza italiana che abbiamo incontrato il giorno del nostro arrivo, è approdata a Jambiani un mese fa come stagista, con alle spalle un’importante esperienza di servizio civile in Tanzania, parla kiswahili come l’italiano, che ammirazione! Resterà a Jambiani fino a Natale e terrà le fila dei vari lavori di WHY.
Una mattinata produttiva, devo riabituare l’orecchio all’inglese africano!!! La settimana è organizzata e domani si va a scuola. Non vedo l’ora di rivedere tutti quei bimbi furbetti tutti in divisa… E poi iniziamo a disegnare i muri della scuola, così la prossima settimana li dipingiamo con i volontari! Questa è la parte che mi piace di più!
Prima settimana: è volata tra giochi con i bambini in cortile prima di pranzo, tentativi di comunicazione in kiswahili, risate per chissà quale frase ridicola che ho detto; progetti, disegni e polvere di gesso tra le mani; profumo e buon sapore di chapati e frutta tropicale; passeggiata del sabato al mare con la bassa marea e il cielo blu; imparare la frase giusta per chiedere e comprare il pane dalla nostra vicina…
Fra pochi giorni arrivano i volontari, saremo pronti per quest’avventura? Sistemiamo la casa che li ospiterà, pensiamo alle regole della casa e la struttura principale delle cose da fare che ci aspettano…
Eccoli arrivati!!! Con un entusiasmo travolgente, che meraviglia!!! Hanno negli occhi quella luce che devo aver avuto anch’io… L’anno scorso, appunto!
Primi giorni in visita nelle scuole più vicine, Kikadini che è diventata una scuola super organizzata, piena di colori, filastrocche, cartelloni, lavoretti. Mwendawima con i dipinti che tanto bene conosco, in ogni loro sfumatura… Con la maestra che insegna le forme geometriche, e i bimbi – come sono cresciuti ! – che ripetono e cantano una filastrocca di complimenti all’amico che le ha ripetute senza sbagliare!
Sabato organizziamo per bene il lavoro che faremo. Dividiamo il gruppo in due parti: uno lavorerà in una scuola con Marisa e Chiara come guide, l’altro nell’altra con me e Alberto. Per animare le giornate con i bambini viene inventata la storia dell’ape Maja “Nyuki Maja”, rappresentati e riprodotti i disegni della storia, inventati svariati giochi e attività da fare. Si stende il programma dettagliato dei giorni e delle attività nelle diverse aule. È tutto pronto, siamo carichi e pieni di entusiasmo e trepidante attesa per la realizzazione del nostro progetto.
Dopo la prima settima di campo siamo stanchi, con nuove domande che si affacciano, i primi problemini da risolvere, i primi disegni finiti sulle pareti, i lavoretti fatti, qualcosa da cambiare per la settimana prossima… Ma siamo in generale soddisfatti e felici. Nei pomeriggi abbiamo lavorato sodo ai disegni sulle pareti della scuola di Sogeani, che stanno prendendo colore e carattere. È quasi ora di iniziare al secondo edificio!
Prima riunione del sabato, durante la quale ogni elemento del gruppo è invitato ad esporre impressioni, pensieri e perplessità. Soddisfazione, gioia, stanchezza, frustrazione, riflessioni, dispiaceri, necessità di cambiamenti e aggiustamenti, felicità, tante domande… Tutti hanno la loro da dire. Bene, significa che c’è impegno ed interesse per quello che si fa!
La mia riflessione è che sta andando tutto sommato bene, sono contenta del lavoro che si sta realizzando nelle scuole. Ci siamo riusciti con l’aiuto, non solo di traduzione, di Francesca, Mr.Omar, Hassan e l’impegno di tutti. I volontari sono entusiasti e pieni di energia e idee, hanno tante domande e tanta voglia di riflettere e ragionare sulle cose. In generale sull’organizzazione e gestione del gruppo ci sono tante cose che si sarebbero potute fare meglio o diversamente, sono piuttosto critica su certe cose, ma si sa in un grande gruppo di organizzatori, tra l’altro non molto coeso, bisogna cedere, mediare e fare tanti passi indietro. La vita comunitaria in casa volontari sembra stia andando bene, le solite piccole difficoltà da convivenza, che spero si sciolgano presto in una risata, come succede sempre…
La seconda settimana di lavoro nelle scuole vola. Mi tocca Uzi, la mia preferita, è un luogo così magico… Con i giochi e le attività perfezionate le cose vanno ancora meglio. Qualche parola di kiswahili, che nel frattempo è migliorato, aiuta un po’, e il resto si fa come sempre con gesti e sorrisi!
A Sogeani i disegni sono quasi terminati, iniziamo a disegnare e dipingere la seconda struttura, almeno l’esterno, mentre i più bravi si occupano dei dettagli della prima. Ci siamo, è quasi finita… Che orgogliosa felicità!
Weekend: stabiliamo le ultime cose da fare nell’ultima settimana a Jambiani dei volontari e ci godiamo la compagnia, il mare, la gente, le passeggiate nel villaggio.
Terza settimana. Il tempo è letteralmente volato! Per i volontari questa esperienza sta per finire, e ricordo bene come mi sentivo io lo scorso anno quando era tempo anche per me di tornare a casa!
A Sogeani il lunedì organizziamo una specie di giochi della gioventù nel campo vicino alla scuola: un sole luminosissimo e caldissimo, i bimbi elettrizzati, i giochi, le corse, i disegni sul viso per riconoscere le squadre… Poi i ringraziamenti e i saluti finali dell’ultimo giorno ai volontari, tanta felicità mista alla tristezza dell’arrivederci…
Martedì niente scuole: tocca al tour di approfondimento culturale, alle valigie, alla riunione finale… 3 momenti così diversi che si schiacciano in un’unica giornata piena di personali momenti di riflessione e bilancio…
È finita l’avventura che tanto avevo provato a immaginare, è finita bene, ma non benissimo: quanti errori ho commesso, quante cose si potevano fare meglio, ma quanti bei momenti di condivisione e confronto abbiamo vissuto!!! Mi sono persa tanti bei momenti a scuola, mi sono sfuggiti da sotto gli occhi, quest’anno non ero in aula a far lavorare e giocare i bambini, ma ero l’intermediario tra le maestre e il lavoro da fare, ho spiegato e mostrato le attività da svolgere insieme a Hassan che tante volte ha prontamente tradotto e aiutato il lavoro. Poi appena l’attività si avviava lasciavo i volontari al lavoro e riprendevo il tutto in un’altra aula, e così facevo la spola tra una classe e l’altra in seconda linea, lontana dai bambini. Un lavoro molto diverso da quello dello scorso anno, ma che mi ha fatto capire molte cose, molte sfumature, molte difficoltà che, da volontaria alla prima esperienza, lo scorso anno non avevo afferrato.
Il gruppo dei volontari quest’anno era davvero eterogeneo, ma hanno lavorato bene insieme, hanno saputo spianare difficoltà, accogliere diversità, superare ostacoli; hanno collaborato alla riuscita del campo di lavoro in prima persona, hanno aperto discussioni e riflessioni importanti sul valore e il significato dell’agire del volontariato internazionale, arricchendo la mia visione e la mia esperienza di preziosi momenti condivisi! (Peccato non aver vissuto tutti quanti nella stessa casa!!!)
Grazie a tutti!!!
Pochi giorni dopo sono in partenza anche io. Jambiani questa volta l’ho vista con occhi diversi. Non ho gli occhi entusiasti della prima volta, non tutto luccica e brilla, ma stavolta ho potuto vivere più a contatto con la vita di tutti i giorni dei locali, dei collaboratori di WHY, della gente del villaggio (non quanto avrei voluto però: la lingua e il mio carattere non aiutano molto in questo senso…).
Se mi fermo un attimo e ripenso a questi giorni passati a Jambiani… Che bello fare la spesa nelle bancarelle del paese e provare a parlare con la gente, scoprire quanto sono ancor più gentili e ospitali di quel che ricordavo. Che rispettoso timore nel venire invitata in casa dalla panettiera, che mi ha mostrato orgogliosa i quaderni del figlio. Che meravigliose immersioni culturali quando Mr. Omar pazientemente rispondeva alle mie domande sui “Perché succede questo? Come mai fanno quest’altro?”. Che bello osservare il mattutino via vai della gente del villaggio alle prime luci dell’alba, che piacere chiacchierare con Juma sul campo di lavoro appena concluso, scambiarci i punti di vista e le opinioni!
Insomma un’esperienza nuova che mi ha ulteriormente aperto il cuore e la mente, che non mi ha stravolta come l’anno scorso, ma mi ha razionalmente ordinato e arricchito le idee.
Ancora una volta grazie WHY!





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