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	<title>Il blog dei volontari WHy Onlus</title>
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	<description>Racconti e ricordi... in attesa di ripartire!</description>
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		<title>ZANZIBAR, la presenza di due mondi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 13:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
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<strong>DAL CAMPO VOLONTARI 2010 &#8211; Gigliola Campagna</strong><br />
Sono entrata tramite Why in una parte di mondo che da semplice turista forse non avrei potuto fare; un mondo principalmente legato alla scuola, all’istruzione, che è uno dei principali obt dell’associazione. Infatti le scuole dell’infanzia sono state finanziate e costruite da Why.</p>
<p>La maggior parte del mio tempo si svolgeva appunto a scuola, alla mattina come “maestra” mentre al pomeriggio come “artista” ovvero dipingere l’edificio scolastico sia internamente che esternamente.</p>
<p>E’ stato detto, che c’è stata una riunione in cui sono state informate le insegnanti dell’arrivo dei volontari, i quali sarebbero stati presenti nelle scuole durante le tre settimane di permanenza. Pertanto ci sono stati degli incontri , nei quali io assieme agli altri abbiamo preparato diverse attività da proporre con utilizzo dei diversi materiali (tempera, gommapiuma , dido’, matite colorate…) da svolgersi durante le mattinate. </p>
<p>Mi chiedo: fino a che punto erano d’accordo? Hanno dovuto accettare in silenzio? O erano entusiaste di questa proposta didattica  e quindi è stata pienamente condivisa?<br />
In alcuni momenti mi sentivo una vera e propria estranea…l’intrusa straniera che piomba in una realtà con la pretesa di insegnare un possibile metodo…dall’altra le maestre che in qualche modo si sono adattate, volente o nolente, a questa situazione di “intrufolamento” da parte mia e di tutti i volontari.<br />
Chi accoglieva con entusiasmo e voglia di fare perché ciò poteva costituire una novità o uno spunto per la loro programmazione e chi invece con totale assenza o rassegnazione. Questa la mia impressione.</p>
<p>In modo velato si cela la pretesa dell’uomo bianco (in swahili: mzungu) di dover insegnare, di dover agire, di dover mettere del suo…</p>
<p>I bambini? Qui si apre un bel meraviglioso mondo, sono spontanei, naturali, si precipitano verso di te, si buttano tra le tue braccia: alcuni sorridenti, altri invece più riservati e malinconici che aspettano che ti avvicini ancora di più per creare prima un contatto di sguardi.<br />
Con altri purtroppo non potevo nemmeno avvicinarmi, perché non avevano mai visto un uomo o una donna bianca senza velo o semplicemente per timore di aver di fronte degli sconosciuti.<br />
E’ bello vedere come si divertono e quanto sono creativi nel gioco utilizzando materiale legato alla vita quotidiana: barattoli, piccole casse, ruote di bicicletta o di macchina, noci di cocco, bastoni di legno, sacchetti o bottiglie di plastica e altro ancora. E soprattutto quanto sono liberi dopo la scuola di tornare a casa da soli correndo per le strade del villaggio.<br />
Pensavo alla realtà in cui vivo e al mio passato di insegnante: impensabile mandare un bimbo di 3-4 anni a casa da solo. Non esiste. Al di là dei pericoli, al di là della città o di un piccolo paese di montagna, in cui si conoscono tutti. Non esiste e purtroppo non è possibile.<br />
I bambini così come alcune persone del villaggio ti salutano sempre, anzi c’è proprio un vero e proprio rituale legato al mondo del saluto, infatti potrebbe protrarsi per ore e ore.<br />
E non nascondo che da una parte mi dispiaceva dover interrompere tale rituale causato dalla mia limitata conoscenza dello swahili. Chissà quanto avrei resistito! Non esiste la concezione di perdere tempo per chiedere come sta una persona!</p>
<p>La vita a Zanzibar? E in particolare a Jambiani?<br />
Zanzibar è un’isola meravigliosamente splendida con lunghe spiagge di sabbia bianca e finissima, un mare incantevole con svariati toni di blu, azzurro e verde e per quanto lo si guardi non è mai uguale, perché già un minuto dopo ha cambiato colore.<br />
Un mare anche scherzoso con il suo gioco della bassa e alta marea… :stavo un po’indietro per bagnarmi quel poco che già nel giro di pochi secondi mi trovavo invece spruzzata o meglio lavata completamente.<br />
Per chi vive a Jambiani, un villaggio di circa 6.000 abitanti che si trova nella parte più a sud dell’isola ( 70 Km circa da Stone Town, capitale di Zanzibar) invece, il mare non è né sinonimo di vacanza esotica né costituisce relax, riposo e quiete bensì è fonte di sostentamento attraverso la pesca o la coltivazione delle alghe. </p>
<p>Un mare, quindi, che amo definire silenzioso, immenso e deserto:<br />
Silenzioso perché le donne stanno piegate o sedute nell’acqua per ore ad annodare con precisione e scrupolosità le alghe ai fili per evitare che scivolino via e proprio per questo motivo non c’è tempo per chiacchierare, in quanto ognuna ha il suo campo da gestire e da terminare prima che arrivi l’alta marea.<br />
Immenso perché nonostante le numerose barche dei pescatori presenti in riva sembrano poche di fronte alla maestosità del mare.<br />
Deserto perché gli abitanti non hanno l’usanza di farsi il bagno, i bambini non sanno nuotare e non amano così tanto l’acqua e la sabbia come potrebbe essere per un bimbo/a italiano/a.</p>
<p>Durante queste 3 settimane ho vissuto come in due mondi paralleli, Nord e Sud del mondo insieme, da una parte il turismo per uomini bianchi e ricchi con tutte le comodità e servizi, dall’altra invece la gente locale che vive e sopravvive in modo dignitoso.<br />
Ho fatto fatica ad accettare questo contrasto molto evidente e molto vicino anche come spazio fisico: i bungalow per turisti confinano con le baracche del villaggio.<br />
Mangiare e bere, acqua a disposizione per lavarsi o lavare: due modalità diverse in questi 2 mondi. Ad esempio la colazione : Il semplice gesto meccanico del bere il caffè al mattino da una parte implica il fatto di andare a recuperare la legna, portarla in spalla da lunghe distanze, fare il fuoco per bollire l’acqua; la quale è stata  precedentemente raccolta in una tanica riempita da un pozzo più vicino; dall’altra il forno elettrico a disposizione e acqua dal rubinetto per volontari oppure i bungalow dei villaggi turistici in cui sì è riveriti e serviti in abbondanza. Forse troppa.</p>
<p>Mi dispiace di non aver avuto la possibilità di entrare più da vicino nel contesto della vita delle persone con le loro abitudini e stili di vita. Forse per il tipo di esperienza, come quella di un campo-lavoro, non poteva starci o per questioni organizzative non si poteva.</p>
<p>Il tempo in Africa non esiste, non conosce fretta e stress, si prende quello che di buono può offrire il giorno, dal cibo al sole, dall’aria alla poggia; quello che la natura, la Madre Terra può donare. Si vive il presente, il qui ed ora senza ansia per il futuro.<br />
Gli animali, cani, mucche, galline circolano liberamente lungo la strada dissestata e sassosa che attraversa il paese.<br />
E scende la notte molto presto, ancora verso le 18.00-30, dato che è periodo invernale. Logicamente non è paragonabile al nostro inverno: la temperatura è mite, 30°-35°durante il giorno, 26°-28° di notte; clima secco e ventilato. Ma la notte regala un magnifico e grandioso cielo stellato e luminoso, con la presenza della luna, così vicina e suggestiva, a volte bianca, molto bianca , a volte con tinte rosee e rosse. Una vera e propria magia lunare.</p>
<p>La scuola che mi è rimasta più nel cuore è quella di Uzi, sarà perché per arrivarci bisogna inoltrarsi in una strada ancora più pietrosa e sconquassata e in alcuni tratti è presente, a causa dell’alta marea, l’acqua a tal punto che una volta siamo dovuti scendere e proseguire a piedi.<br />
Che emozione camminare in una strada coperta d&#8217;acqua! E vedere così da vicino le mangrovie con le loro acrobatiche radici!<br />
Vengo a sapere che le mangrovie si riproducono lasciando cadere il seme nel fango, che se rimane dritto formerà una nuova pianta, in caso contrario niente vita.<br />
Mi avvicino verso un baobab, una pianta tipica in Africa che assomiglia ad un albero vero e proprio, famoso per la sua capacità d&#8217;immagazzinamento d&#8217;acqua all&#8217;interno del tronco rigonfio, che riesce a contenere fino a 120.000 litri d&#8217;acqua per resistere alle condizioni di siccità. I rami, disposti a raggiera alla sommità dei tronchi, sono del tutto spogli durante la stagione secca.<br />
Le persone del villaggio parlano sottovoce, ci guardano, ci osservano e sembrano un tutt’uno con l’ambiente.<br />
Che silenzio intorno, parla una natura ancora incontaminata e sconosciuta dal mzungu turista.<br />
E’ questo il silenzio che vorrei portarmi via…per me niente “mal d’Africa”, come si dice, quando si rientra, ma l’armonioso silenzio della natura ancora intatta, la dolce quiete africana, l’intensità e la profondità degli sguardi delle persone del luogo.</p>
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		<title>TUTAONANA JAMBIANI!</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 13:49:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
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<p><strong>DIARIO DEL CAMPO VOLONTARI 2010</strong><br />
Eccomi di nuovo qua, sulle strade di Zanzibar, a meno di un anno dall’altra volta. Stessa strada, in senso contrario, da quell’ultimo viaggio in pulmino: emozioni decisamente diverse, occhi pronti ad osservare, riconoscere, evidenziare le differenze, i cambiamenti e non pieni di lacrime ricordando l’addio che c’era stato.<br />
Eh sì, il mio cuore è pieno di trepidante attesa di rincontrare, di riconoscere, rivivere… Ecco dopo quella curva, la retta con le gobbe, tra gli alberi le scimmie se siamo fortunati… Si eccone una! Allora mi ricordavo bene… Siamo in mezzo alla foresta di Jozani, non manca tanto a Jambiani, che agitazione!<br />
Arrivati è tutto così famigliare, ogni curva, ogni casa, ogni muretto e negozio… Sembra di non essere mai partiti e nello stesso tempo che sia passato un secolo!<br />
Ad agosto, l’anno scorso, a questo punto del viaggio si vedevano i primi bagliori dell’alba, pensavo alle ultime cose da dire a Nicolò, guardavo come in scatti fotografici scorci di paesaggio, le capanne, i baobab, le palme, la gente, le bancarelle di frutta… Che tristezza! La voglia di restare era di gran lunga più forte di quella di ripartire, quelle 5 settimane mi avevano cambiata, mi avevano risvegliato emozioni, pensieri e sensazioni…<br />
Quest’anno la famiglia WHY Znz non c’è, ci siamo noi tre ragazze – io, Marisa e Chiara &#8211; e Alberto. Ci aspetta un compito diverso, un’avventura per la quale non mi sento ben attrezzata, ma ce la metterò tutta nonostante la mia cronica tendenza al pessimismo e il pensiero fisso che vorrei tanto che i volontari del campo di lavoro possano vivere una bella esperienza, bella come mi hanno permesso di farla le persone che l’hanno gestita l’anno scorso… Chissà se saremo all’altezza!<br />
“L’anno scorso”, quante volte mi trovo a dirlo ogni giorno; oggetti, situazioni, difficoltà mi portano a ricordare, confrontare, chiedere aiuto alla mia esperienza. Delle volte mi dico, “ma basta adesso, sei qui oggi, adesso, pensa, ragiona senza dover continuamente tornare indietro di un anno!!” Soprattutto la prima settimana, che fatica rivedere e vivere questi stessi posti, queste stesse azioni, ma senza Manuela, Nicolò e Francesco che parlano in sottofondo, dirigono, suggeriscono, e i due piccoli watoto wasungu che ridono, gridano, corrono in giro…. Questa è stata la parte più dura dei primi giorni a Jambiani: la loro assenza, tanto più pesante dato che viviamo in casa loro… che nostalgia, che tristezza, annebbiava la bellezza di Jambiani!<br />
Ma il quotidiano arriva col suo carico di distrazioni dai pensieri tristi. Oggi prima riunione dello staff locale con noi: chissà se capiremo qualcosa, tra inglese e kiswahili…<br />
Le presentazioni: Mr.Omar, un uomo non più giovane ma con due occhi dolci, attenti e saggi, come quelli di un nonno; Hassan, un ragazzo che si occupa dell’ufficio (ma poi scopriremo bravissimo con i bambini nelle scuole).<br />
Juma l’abbiamo incontrato lo scorso anno e rivisto ieri, che forte rivederlo, adesso parla bene l’italiano, lo vedo più lanciato, più sicuro e determinato, bello lavorarci insieme!<br />
Francesca, una ragazza italiana che abbiamo incontrato il giorno del nostro arrivo, è approdata a Jambiani un mese fa come stagista, con alle spalle un’importante esperienza di servizio civile in Tanzania, parla kiswahili come l’italiano, che ammirazione! Resterà a Jambiani fino a Natale e terrà le fila dei vari lavori di WHY.<br />
Una mattinata produttiva, devo riabituare l’orecchio all’inglese africano!!! La settimana è organizzata e domani si va a scuola. Non vedo l’ora di rivedere tutti quei bimbi furbetti tutti in divisa… E poi iniziamo a disegnare i muri della scuola, così la prossima settimana li dipingiamo con i volontari! Questa è la parte che mi piace di più!</p>
<p>Prima settimana: è volata tra giochi con i bambini in cortile prima di pranzo, tentativi di comunicazione in kiswahili, risate per chissà quale frase ridicola che ho detto; progetti, disegni e polvere di gesso tra le mani; profumo e buon sapore di chapati e frutta tropicale; passeggiata del sabato al mare con la bassa marea e il cielo blu; imparare la frase giusta per chiedere e comprare il pane dalla nostra vicina&#8230;<br />
Fra pochi giorni arrivano i volontari, saremo pronti per quest’avventura? Sistemiamo la casa che li ospiterà, pensiamo alle regole della casa e la struttura principale delle cose da fare che ci aspettano… </p>
<p>Eccoli arrivati!!! Con un entusiasmo travolgente, che meraviglia!!! Hanno negli occhi quella luce che devo aver avuto anch’io… L’anno scorso, appunto!<br />
Primi giorni in visita nelle scuole più vicine, Kikadini che è diventata una scuola super organizzata, piena di colori, filastrocche, cartelloni, lavoretti. Mwendawima con i dipinti che tanto bene conosco, in ogni loro sfumatura… Con la maestra che insegna le forme geometriche, e i bimbi – come sono cresciuti ! &#8211; che ripetono e cantano una filastrocca di complimenti all’amico che le ha ripetute senza sbagliare!<br />
Sabato organizziamo per bene il lavoro che faremo. Dividiamo il gruppo in due parti: uno lavorerà in una scuola con Marisa e Chiara come guide, l’altro nell’altra con me e Alberto. Per animare le giornate con i bambini viene inventata la storia dell’ape Maja “Nyuki Maja”, rappresentati e riprodotti i disegni della storia, inventati svariati giochi e attività da fare. Si stende il programma dettagliato dei giorni e delle attività nelle diverse aule. È tutto pronto, siamo carichi e pieni di entusiasmo e trepidante attesa per la realizzazione del nostro progetto.</p>
<p>Dopo la prima settima di campo siamo stanchi, con nuove domande che si affacciano, i primi problemini da risolvere, i primi disegni finiti sulle pareti, i lavoretti fatti, qualcosa da cambiare per la settimana prossima… Ma siamo in generale soddisfatti e felici. Nei pomeriggi abbiamo lavorato sodo ai disegni sulle pareti della scuola di Sogeani, che stanno prendendo colore e carattere. È quasi ora di iniziare al secondo edificio!<br />
Prima riunione del sabato, durante la quale ogni elemento del gruppo è invitato ad esporre impressioni, pensieri e perplessità. Soddisfazione, gioia, stanchezza, frustrazione, riflessioni, dispiaceri, necessità di cambiamenti e aggiustamenti, felicità, tante domande… Tutti hanno la loro da dire. Bene, significa che c’è impegno ed interesse per quello che si fa!<br />
La mia riflessione è che sta andando tutto sommato bene, sono contenta del lavoro che si sta realizzando nelle scuole. Ci siamo riusciti con l’aiuto, non solo di traduzione, di Francesca, Mr.Omar, Hassan e l’impegno di tutti. I volontari sono entusiasti e pieni di energia e idee, hanno tante domande e tanta voglia di riflettere e ragionare sulle cose. In generale sull’organizzazione e gestione del gruppo ci sono tante cose che si sarebbero potute fare meglio o diversamente, sono piuttosto critica su certe cose, ma si sa in un grande gruppo di organizzatori, tra l’altro non molto coeso, bisogna cedere, mediare e fare tanti passi indietro. La vita comunitaria in casa volontari sembra stia andando bene, le solite piccole difficoltà da convivenza, che spero si sciolgano presto in una risata, come succede sempre…</p>
<p>La seconda settimana di lavoro nelle scuole vola. Mi tocca Uzi, la mia preferita, è un luogo così magico… Con i giochi e le attività perfezionate le cose vanno ancora meglio. Qualche parola di kiswahili, che nel frattempo è migliorato, aiuta un po’, e il resto si fa come sempre con gesti e sorrisi!<br />
A Sogeani i disegni sono quasi terminati, iniziamo a disegnare e dipingere la seconda struttura, almeno l’esterno, mentre i più bravi si occupano dei dettagli della prima. Ci siamo, è quasi finita… Che orgogliosa felicità!<br />
Weekend: stabiliamo le ultime cose da fare nell’ultima settimana a Jambiani dei volontari e ci godiamo la compagnia, il mare, la gente, le passeggiate nel villaggio. </p>
<p>Terza settimana. Il tempo è letteralmente volato! Per i volontari questa esperienza sta per finire, e ricordo bene come mi sentivo io lo scorso anno quando era tempo anche per me di tornare a casa!<br />
A Sogeani il lunedì organizziamo una specie di giochi della gioventù nel campo vicino alla scuola: un sole luminosissimo e caldissimo, i bimbi elettrizzati, i giochi, le corse, i disegni sul viso per riconoscere le squadre… Poi i ringraziamenti e i saluti finali dell’ultimo giorno ai volontari, tanta felicità mista alla tristezza dell’arrivederci…</p>
<p>Martedì niente scuole: tocca al tour di approfondimento culturale, alle valigie, alla riunione finale… 3 momenti così diversi che si schiacciano in un’unica giornata piena di personali momenti di riflessione e bilancio…<br />
È finita l’avventura che tanto avevo provato a immaginare, è finita bene, ma non benissimo: quanti errori ho commesso, quante cose si potevano fare meglio, ma quanti bei momenti di condivisione e confronto abbiamo vissuto!!! Mi sono persa tanti bei momenti a scuola, mi sono sfuggiti da sotto gli occhi, quest’anno non ero in aula a far lavorare e giocare i bambini, ma ero l’intermediario tra le maestre e il lavoro da fare, ho spiegato e mostrato le attività da svolgere insieme a Hassan che tante volte ha prontamente tradotto e aiutato il lavoro. Poi appena l’attività si avviava lasciavo i volontari al lavoro e riprendevo il tutto in un’altra aula, e così facevo la spola tra una classe e l’altra in seconda linea, lontana dai bambini. Un lavoro molto diverso da quello dello scorso anno, ma che mi ha fatto capire molte cose, molte sfumature, molte difficoltà che, da volontaria alla prima esperienza, lo scorso anno non avevo afferrato.<br />
Il gruppo dei volontari quest’anno era davvero eterogeneo, ma hanno lavorato bene insieme, hanno saputo spianare difficoltà, accogliere diversità, superare ostacoli; hanno collaborato alla riuscita del campo di lavoro in prima persona, hanno aperto discussioni e riflessioni importanti sul valore e il significato dell’agire del volontariato internazionale, arricchendo la mia visione e la mia esperienza di preziosi momenti condivisi! (Peccato non aver vissuto tutti quanti nella stessa casa!!!)<br />
Grazie a tutti!!!</p>
<p>Pochi giorni dopo sono in partenza anche io. Jambiani questa volta l’ho vista con occhi diversi. Non ho gli occhi entusiasti della prima volta, non tutto luccica e brilla, ma stavolta ho potuto vivere più a contatto con la vita di tutti i giorni dei locali, dei collaboratori di WHY, della gente del villaggio (non quanto avrei voluto però: la lingua e il mio carattere non aiutano molto in questo senso…).<br />
Se mi fermo un attimo e ripenso a questi giorni passati a Jambiani… Che bello fare la spesa nelle bancarelle del paese e provare a parlare con la gente, scoprire quanto sono ancor più gentili e ospitali di quel che ricordavo. Che rispettoso timore nel venire invitata in casa dalla panettiera, che mi ha mostrato orgogliosa i quaderni del figlio. Che meravigliose immersioni culturali quando Mr. Omar pazientemente rispondeva alle mie domande sui “Perché succede questo? Come mai fanno quest’altro?”. Che bello osservare il mattutino via vai della gente del villaggio alle prime luci dell’alba, che piacere chiacchierare con Juma sul campo di lavoro appena concluso, scambiarci i punti di vista e le opinioni!<br />
Insomma un’esperienza nuova che mi ha ulteriormente aperto il cuore e la mente, che non mi ha stravolta come l’anno scorso, ma mi ha razionalmente ordinato e arricchito le idee.<br />
Ancora una volta grazie WHY!</p>
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		<title>racconti dai gruppi di giugno, luglio, agosto 2009</title>
		<link>http://whyzanzibar.wordpress.com/2009/09/29/racconti-dai-gruppi-di-giugno-luglio-agosto-2009/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 17:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Alberto ciao a tutti come state? E lì a Jambiani? mi mancate ragazzi, mi mancano i momenti passati insieme, mi mancamo i bambini degli asili, mi manca la casa sempre in disordine, mi mancano le ore passate a disegnare &#8230; mi manca tutto di quello che ho meravigliosamente vissuto &#8230; sono felice che presto rivedrò [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=66&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Alberto</strong></p>
<p>ciao a tutti come state? E lì a Jambiani? mi mancate ragazzi, mi mancano i momenti passati insieme, mi mancamo i bambini degli asili, mi manca la casa sempre in disordine, mi mancano le ore passate a disegnare &#8230; mi manca tutto di quello che ho meravigliosamente vissuto &#8230; sono felice che presto rivedrò a Villa la Bianca gli amici di WHY, e nel contempo mi dispiace che tra noi non potranno esserci Manuela, Sara, Francesco e Nicolò. Ho letto con attenzione le parole scritte da Carolina. Brava!Hai colto l&#8217;essenza delle sensazioni che si vivono quando si ritorna da un&#8217;esperienza di condivisione e di fratellanza come quella che noi abbiamo vissuto. Vi abbraccio tutti a presto</p>
<p><strong>Veronica</strong></p>
<p>&#8230;le prime sere non appena mi coricavo mi chiedevo:&#8221;&#8230;stiamo sognando o stiamo vivendo?&#8221; la risposta che mi davo era che stavo vivendo intensamente un sogno.<br />
Tutte le sere qui in Italia mi addormento rivedendo le immagini di Jambiani:bambini che si precipitano verso di te con i loro sorrisi e il loro calore, gli asili: nidi di gioia ed immagini di donne sorridenti cariche di merci enormi vestite con stoffe di colori vivaci e vivi.<br />
Risento i rumori più tipici di jambiani: le urla felici che ripetono JAMBO JAMBO, i tamburi da Muba, l&#8217;infrangersi delle onde e le nostre canzoni e chitarrate fatte ovunque.<br />
Non finirò mai di ringraziare Francesco, manuela e nicoloò e tutta jambiani per avermi fatto questo stravolgente ragalo!<br />
I bambini mi hanno dato tanto, sono stati la mia fonte di amore.<br />
Mi hanno regalato emozioni fortissime e mai provate e il sorriso che mi si apriva naturalmente non appena li vedevo correre, saltare, cantare, ballare e muovere lentamente e attentamente le loro amnine per completare i loro lavoretti mi proveniva dal profondo del mio cuore, da quella parte che si apre in casi straordinari.<br />
E un forte sentito grazie a tutti i volontari &#8230; miei nuovi e grandi amici le cui diverse strade si sono incrociate a Zanzibar, luogo magico per tutti noi!</p>
<p><strong>Carolina</strong></p>
<p>&#8230;la sensazione è come quella di quando ti innamori&#8230;anche se il tuo corpo è lontano, il tuo pensiero è sempre lì..in ogni gesto rivedi quello della persona amata, in ogni canzone rivivi l&#8217;attimo senza tempo che hai condiviso con lei..il tuo cuore è talmente pieno che ogni parola sembra estremamente piccola e inutile per poter spiegare, contenere, definire l&#8217;emozione..ogni frase è limitante e banale..<br />
a tutti quelli che mi hanno chiesto al mio ritorno &#8220;allora Caro, com&#8217;è andata??Bella esperienza, vero?&#8221;rispondevo sorridente e ancora un pò sognante&#8230;:&#8221;non è un&#8217;esperienza..è semplicemente un&#8217;altra vita..&#8221;non so dire altro..non mi so spiegare perchè ognuno di noi è ancora &#8220;sotto&#8221; a distanza di settimane&#8230;ci sentiamo per telefono e ci troviamo ancora in sintonia nel sentirci, qui, fuori posto, nel rimpianto di un tempo che è sfuggito troppo presto tra le nostre dita, lasciandoci nel profondo una ferita che fa un pò male..ciascuno dei diversissimi personaggi che hanno preso parte a questa favola corale, una favola che acquista un senso e un perchè dal momento in cui è condivisa, è vissuta insieme e per una stessa meta, anche se iniziata da angoli di mondo disparati e lontani, ciscuno di noi continua a sognare un ritorno..si trastulla ore e ore davanti ad uno schermo di fotografie, immagini, paesaggi che riportino, almeno virtualmente, là..Mi chiedo: che forza è mai questa?? quale strana potenza, per quale misteriosa alchimia siamo stati tutti quanti ammaliati, catturati, incantati??l&#8217;unica risposta che mi sono saputa dare, per il momento, a distanza di una sola settimana dal mio rientro, è la semplicità&#8230;la semplicità di una terra, di un ritorno alle origini.. di cui purtroppo noi non ne sappiamo nulla, ma quando si incontra un certo spirito in un villaggio, in una famiglia, in una casa, forse dalla nostra memoria collettiva, inconscia riemerge un ricordo vago di come doveva essere un tempo, di come si viveva quando il superfluo e l&#8217;eccesso non potevano esistere&#8230;ciò che ci fa stare così bene forse è l&#8217;aver finalmente avuto tempo per tutto.. per sbagliare, per ri-fare, per rompere e per ri-costruire, per salutare, per dormire, per passeggiare, per sbagliare strada&#8230;e per riprenderla e riprovarci, senza per questo provar fastidio, rabbia o fretta, ma solo pazienza e fede nell&#8217;attimo vissuto..quello presente..<br />
che dire??semplicemente..grazie..</p>
<p><strong>Edith (Il mosaico WHY)</strong></p>
<p>I miei ricordi di Zanzibar sono delle piccole tessere di un insieme grande:<br />
–    bambini, tanti bambini ed io un po&#8217; impacciata con loro,<br />
–    il sorriso e la grazie di alcune maestre,<br />
–    la lunga camminata sulla spiaggia bianca per raggiungere la scuola di Mwendawima e il ritorno attraverso Jambiani, salutati e salutando come non succede più dalle nostre parti,<br />
–    la pioggia che batte sul tetto di lamiera della scuola e di colpo cessa,<br />
–    la festosa accoglienza dei bambini a Charawe,<br />
–    la dedicazione ed impegno totale di Manu, Niccolò e Francesco,<br />
–    Fasili che con occhi spenti accetta fiducioso l&#8217;appoggio e il contatto di chi gli sta vicino,<br />
–    i ragazzi del mio gruppo, giovani e pieni di entusiasmo, tanto entusiasmo da trascinare con loro anche me con in miei 65 anni,<br />
–    i giochi universali, da noi quasi dimenticati, come il tiro alla fune o i canti in cerchio,<br />
–    le voci, gli odori e colori del villaggio al primo mattino,<br />
–    Juma con una parrucca bionda che ci prende in giro,<br />
–    la luna piena che sorge dal mare di inchiostro per incantarci,<br />
–    lo staff di Muba più impegnato e diligente di qualunque classe liceale durante le lezioni di inglese,<br />
–    le alghe gommose e scivolose piantate con fatica dalle donne,<br />
–    alla fine di una giornata di lavoro il pasto caldo e profumato preparato dalla mami<br />
Piccole tessere – e tante altre – che non sempre sono consapevoli di comporre quel grande mosaico che è WHY.</p>
<p><strong>Alessia</strong></p>
<p>&#8220;Tutto viene da se.&#8221; È la prima cosa che dicono gli altri volontari il primo<br />
giorno, durate il cerchio per conoscerci.<br />
Sarà poi vero!? Si. Vero, verissimo, verissimissimo. Perché tutto viene<br />
veramente in modo naturale, dall&#8217;accettare i caratteri diversi degli altri<br />
volontari che vivono con te in casa, avvicinandoti in modo diverso a<br />
ciascuno di loro, alle piccole sfide di ogni giorno (raccogliere in catini<br />
non comunicanti l&#8217;acqua per fare un esempio&#8230;), dal fare i conti anche con<br />
bambini che non sono abituati a vedere mzungu, che si dimostrano timorosi il<br />
primo giorno, ma già il secondo ti aprono sorriso e cuore, al capire che sei<br />
un pochino utile a loro, che stai facendo qualcosa di importante per loro,<br />
ma soprattutto per te.<br />
È l&#8217;esperienza che ti cambia la vita, che ti fa rimescolare i punti fermi<br />
che avevi in Italia, che ti fa avvicinare ad una realtà diversa dalla tua,<br />
ma affascinante e speciale. Che ti aiuta a capire se quello che stai facendo<br />
è veramente quello che vuoi, che ti fa mettere in discussione dal profondo.<br />
Che ti fa semplicemente capire che si vive meglio quando si ha meno, e che<br />
il sistema in cui viviamo è un pochino stretto.<br />
Per me è stata sicuramente l&#8217;esperienza più bella fatta sino ad ora. Mi<br />
sento di essere tornata cambiata, carica e diversa. La mia &#8220;casellina&#8221; mi<br />
sta stretta, me ne sono accorta proprio il primo giorno di rientro. Tutte<br />
quelle 255 mail, tutte &#8220;top urgent&#8221;, tutte le tragedie che ciascuna<br />
conteneva mi hanno fatto riflettere sul fatto che forse nessuna di loro era<br />
effettivamente una tragedia, e che se per due sere diverse ti metti lo<br />
stesso abito, non crolla nessun sistema. Io mi sono messa per 2 settimane le<br />
stesse cose e mi sentivo divinamente.<br />
Ci rivediamo per le olimpiadi!<br />
bacio<br />
uomo bianco (colonizzatore) in kiswahili</p>
<p><strong>Silvia</strong></p>
<p>Inizio proprio dalla consapevolezza che nel nostro gruppo, quello di giugno-luglio, io posso essere quella che apparentemente era la più &#8220;diversa&#8221; o quella con maggiori difficoltà di integrazione. All&#8217;interno della casa, dal punto di vista della convivenza con i ragazzi, questo è sicuramente vero; l&#8217;età, le abitudini, la mentalità piuttosto diversi hanno pesato non poco nel mio percorso di adattamento, 8 anni a quest&#8217;età significano tanto, se in più ci aggiungi il resto. In ogni caso non posso dire che non l&#8217;avessi messo in preventivo fin dall&#8217;inizio, era prevedibile. Momenti &#8220;difficili&#8221; ce ne sono stati, è vero, e lo stato di salute degli ultimi giorni non mi è stato certo d&#8217;aiuto.<br />
Nonostante questo e nonostante fosse la prima volta sotto tanti aspettie, sono assolutamente contenta della scelta fatta quel giorno di 5 mesi fa, quando cercando in rete ho conosciuto la vostra associazione. Le emozioni che ho vissuto in queste 3 settimane sono state davvero uniche, e se non lo vivi in prima persona non si può capire, non ci sono racconti, foto o filmati che tengano!<br />
Come avevo già detto durante i nostri momenti &#8220;riflessivi&#8221;, io ero venuta giù per i bambini e per me, tutto il resto sarebbe stato il contorno, la cornice. Ho cercato di trarre più che potevo da una tale esperienza, ma durante il periodo a Jambiani c&#8217;è poco tempo per &#8220;metabolizzare&#8221;, c&#8217;è così tanto da vivere, da fare, da conoscere, che rischi di dimenticarti di fermarti ogni tanto ad osservare, a riflettere su ciò che ti sta accadendo, lasciando spazio a emozioni, sensazioni, pensieri che meriterebbero maggiori attenzioni.<br />
Alla fine delle tre settimane ero sicuramente contenta dell&#8217;avventura vissuta ma anche del mio ritorno alla vita di tutti i giorni, con la mia famiglia e i miei impegni. Come speravo, il tempo di metabolizzare c&#8217;è stato poi. L&#8217;esperienza infatti non si è conclusa risalendo sull&#8217;aereo per l&#8217;Italia, ma il &#8220;percorso&#8221; dentro di me è andato avanti, tutto ciò che avevo vissuto e raccolto nelle 3 settimane aveva bisogno di tempo per essere rielaborato e assimilato, andava fatto &#8220;decantare&#8221; per riuscire a coglierne davvero l&#8217;essenza. E in parte è stato proprio così. Ho saputo apprezzare dopo cose di cui durante il campo non ho avuto modo di accorgermi, non ho assaporato. Per alcune è troppo tardi, per altre sei ancora in tempo e rientrato nella routine, scopri che le 3 settimane sono finite, ma quello che hai vissuto può darti ancora tanto. Più passa il tempo e più, nel fare il bilancio, si scolorano i momenti difficili per lasciare spazio solo ai ricordi più belli.<br />
Il mio modo di pensare, di relazionarmi agli altri, di prendere le cose, sotto certi aspetti sta cambiando; il mio metro di valutazione sta cambiando. Non sto dicendo che sono un&#8217;altra persona, sono sempre io, resto sempre la Silvia razionale, &#8216;inquadrata&#8217;,'precisina&#8217; ecc. che avete conosciuto, ma certe sfumature stanno prendendo un altro colore.<br />
Il mondo che ho conosciuto, i bambini, i paesaggi mi sono rimasti dentro. Non lo so quando riuscirò a rivivere qualcosa del genere, ma è sicuramente un mio desiderio cercare di far continuare ciò che per me è iniziato quest&#8217;estate a Jambiani, e non lasciare che resti solo una parentesi, un flash. Magari i tempi, i modi, i luoghi saranno diversi, certo, ma non vorrei finisse qui. Il lavoro, gli impegni che ho qui, e che non abbandonerò perchè fanno parte della mia vita, mi legano abbastanza, ma cercherò di far convivere le cose, perchè non credo che una escluda l&#8217;altra. Non potrò prendere e farmi 2 mesi in qualche villaggio in giro per l&#8217;Africa, ma non è l&#8217;unica possibilità questa.<br />
Scusa per il ritardo, l&#8217;ho presa in mano più volte questa mail; tra le altre cose, sono una che ha bisogno di tranquillità e tempo per mettersi davanti a un pc o a un foglio bianco e riuscire a scriverci giù pensieri e riflessioni. Spero comunque che vi faccia piacere lo stesso, anche se fuori tempo massimo.<br />
Anche a me farebbe piacere sapere un po&#8217; come sta andando laggiù, come trascorrono le giornate, che novità ci sono. Io sto preparando un po&#8217; di foto da  sviluppare e mandare ai bimbi di Charawe, visto che un giorno l&#8217;insegnante aveva manifestato il desiderio di avere qualcuna delle foto coi bimbi. Spero di riuscire a spedirle a Trento prima che l&#8217;ultimo campo parta. Quando inizia l&#8217;ultimo campo? Riuscirete a far avere le foto a Mashamba (non so se si scriva così! :-/) se ve le mando?<br />
Buona giornata e buon proseguimento a tutti voi laggiù.<br />
Saluta Nicolò e Francesco, dai loro un abbraccio da parte mia.<br />
Grazie a tutti voi.<br />
Elena (COME NELLA CORDA I FILI DELLA NOCE DI COCCO)<br />
Oggi è già inverno, me l’ha detto la marea, che da qualche settimana comincia ad accarezzare la terra a ore sempre più tarde durante la notte e la lascia ai nostri giochi ancora umida nel pomeriggio. Il gallo del signor Muba, come ogni mattina canta il suo ritornello e mi trascina via dal sogno che stavo facendo. Ero su un’altalena arancione e sorridevo agli uccelli nel cielo cercando di volare con loro. Lentamente, sposto verso il bordo della stuoia il piedino di mio fratello Haji, che ha dormito tutta la notte sulla mia pancia. Mi avvicino alla schiena di mia sorella Aischa, che nel suo solito tepore mattutino emana un profumo di chiodi di garofano e cannella. Questo è il buon giorno per me, insieme al profumo di chapati  che la nonna prepara con primordiale cura e lascia cuocere sul fuoco per ore. Mi stropiccio gli occhietti, indosso la divisa cobalto e celeste e a piedi nudi mi incammino verso la scuola.“Ecco Samira e Fasili!”. Mi unisco a loro e in fila allineiamo i nostri piedini d’ebano che frangono impazienti le onde pungenti della strada sterrata. Appena aperto il cancelletto di foglie di palma intrecciate, mi tuffo senza esitazione nel musicale abbraccio di colore dei miei compagni. C’è Miriam, Key, Mouhammed, Amouri, pronti a vivere un nuovo giorno, qui, con me, a Jambiani. La maestra Riziki ci chiama in classe con gesti da danzatrice e comincia a fare l’appello. Non manca nessuno! Oggi tocca a me andare alla lavagna e scrivere la data. Mi alzo e prendo il gesso, prima di scrivere però mi volto verso i miei compagni, le loro testine, una vicina all’altra, piegate all’ingiù, in attesa di scrivere, sembrano i ricami di una trapunta, una trapunta ricamata che non si sfilaccerà mai. Oggi è il sette agosto 2009. Io siedo al primo banco, vicino alla porta. Improvvisamente sento dei suoni strani provenire dal cortile e il maestro dire “karibuni! ”, dev’essere sicuramente arrivato qualcuno. Non voglio distrarmi, la maestra Riziki sta ripetendo l’alfabeto e non voglio perdere nemmeno un momento di attenzione. Mi piacciono le lettere dell’alfabeto, le metti insieme e, per magia si formano tante belle parole che posso ricevere e scambiare con gli altri. E’ po’ come fa la nonna con le spezie, quello che succede con le lettere dell’alfabeto, si mettono insieme, nelle dosi giuste e con gli accostamenti giusti e si cucinano cibi deliziosi. Attraverso la fessura della porta continuano a scorrere ombre di piedi che vanno avanti e indietro per il cortile. All’improvviso si apre la porta e noi bambini rimaniamo abbagliati dalla luce del sole che porta con sé una figura color latte, che sorride e da quanto è bianca quasi non riesco a vedere se ha i denti. Dopo l’abbaglio iniziale riesco pian piano a distinguere meglio la sua forma. Indossa una maglietta gialla, ha i capelli color della sabbia dopo le carezze notturne dell’oceano e negli occhi sembra aver incastrato il riflesso del cielo sulle onde. Continuando a sorridere si avvicina alla maestra, porgendole dei vasetti con una specie di zuppa colorata e dei bastoncini con dei peletti all’estremità. Si chiama Marisa. Non capisco quando parla, ma mi piace il suono che esce dalla sua voce, le sue parole somigliano ai suoni prodotti da un piccolo djembè. Chissà che lettere usa per creare delle parole così morbide. Marisa si avvicina a me, lascia posarsi sul banco un foglio bianco e, avendola vicina riesco a sentire la sua energia. Assieme al foglio, a ogni bambino viene dato un bastoncino peloso e un vasetto della strana zuppa colorata. All’improvviso da dietro di me giunge un vento leggero di morbido profumo alla vanigliata e in un istante la mia mano viene avvolta da quella di Marisa che mi aiuta a tenere il bastoncino. L’intreccio delle nostre mani è stretto e saldo come nella corda lo sono i filamenti della noce di cocco. Insieme tuffiamo il bastoncino nella zuppa colorata e poi lo lasciamo viaggiare libero sul foglio bianco. Le tracce colorate prendono pian piano forma, non una forma definita. Sembra un baobab millenario o un delfino che danza sulle onde, alcuni compagni ci vedono un daladala  che percorre sudando le strade dell’isola, Duadi dice che sembra il disegno sul kitenghe  di sua sorella. Non tutto deve avere una forma conosciuta per esistere. Questo disegno è una nuova parola che abbiamo creato insieme, Marisa ed io. Con gli altri compagni ha creato altre nuove parole, ognuno di noi ha una parola segreta con lei, plasmata con i nostri spiriti, trascinando e lasciandosi trascinare, dando e ricevendo. Sono forze magiche queste parole, rimangono per sempre, non sul foglio che l’acqua riesce a sciogliere ma dentro di noi.</p>
<p><strong>Campo di lavoro estate 2009… pensieri al ritorno…</strong></p>
<p>Nella prima settimana di ritorno da Zanzibar ho potuto rivedere le mie compagne di viaggio, è stato emozionante, sembrava di non vedersi da mesi!!! Incredibile! Incredibile quanto solo 3 settimane possano unire le persone… l’Africa ha davvero poteri straordinari! Tutte le altre esperienze di gruppo che ho fatto mi hanno solo avvicinata agli altri, qua… anzi là, è stato tutt’altro, un incontro vero, profondo e sincero,… travolgente!<br />
Dopo alcuni giorni di tristezza e incapacità di reagire e riadattarsi alla vecchia normalità, va un po’ meglio, sto riapprezzando alcune cose della mia vita trentina anche se la vita di Jambiani mi manca davvero tanto, nel profondo! Come alzarsi all’alba e non poter uscire in veranda a respirare la luce delicata dell’alba, aspettare la colazione e condividere ogni cosa con gli altri volontari, i bambini e la gente che per la strada ti saluta e ti chiede come stai, sorridente come non si è mai vista, la semplicità di ogni gesto e di ogni cosa, le chiacchierate sotto le stelle, la mancanza del superfluo che arricchisce di significato ogni altra cosa, le passeggiate nel buio sulla spiaggia, i colori del mare, il cielo stellato che dà carica e speranza, la gioia dei bambini che salutano “jambo! jambo!”, la sensazione di stare nel posto giusto e fare la cosa giusta… il benessere profondo che vivevo quando stavo là, un bene e una serenità che non pensavo esistessero….<br />
Quest’esperienza mi ha cambiata tanto… ho sperimentato con serenità e gioia la bellezza dello stare assieme e condividere tutto. Alcune delle persone che si incontrano nella vita, riescono ad entrarti nel cuore e te lo arricchiscono in un modo straordinario.</p>
<p>Per farsi un’idea di cosa sto parlando ecco schematicamente la giornata dei volontari… colazione tutti insieme pane, marmellata, caffè o tea, verso le scuole a piedi o in pulmino, mattinata nelle aule a svolgere le attività progettate e organizzate, pranzo a scuola cucinato da Asha, pomeriggi pittura esterni e interni delle scuole e alcuni grandi murales… uno spettacolo! Verso le 6 tramonta il sole e&#8230; relax, doccia, pulizie e preparazione cena e attività del giorno dopo&#8230; e dopo le gustose cenette preparate dal gruppo di turno, la veranda, il cielo stellato e le chiacchiere ci aspettavano!<br />
E il fine settimana: sabato, condivisione pensieri sulla settimana trascorsa e programmazione e preparazione della settimana successiva, il pomeriggio relax e la domenica gita!</p>
<p>Dopo un assaggio delle nostre giornate tipo ecco alcune riflessioni sull’esperienza a scuola e nel gruppo…<br />
Riguardo la scuola, i primi giorni sono stati difficoltosi, la comunicazione quasi impossibile, le attività nuove per i bambini  e le maestre, la non conoscenza che ci metteva a disagio, poi man mano che i giorni passavano e prendevo coraggio e sicurezza mi è piaciuto sempre più e ho capito che, anche se la lingua non la conoscevo, era possibile lavorare bene lo stesso. Poi la responsabilità dei giorni con i nuovi volontari in cui ero quella che sapeva un po’ di più e provavo a condurre le cose, mi ha fatta sentire anche meglio.<br />
I bambini apprezzavano ogni attività, da quelle di attenzione, a quelle di pasticciamento, ai giochi, alle canzoni, anche le cose più noiose come tagliare un filo di lana! Certo sarebbe bello parlare e fare tutto questo in modo giocoso e divertente piuttosto che ordinare le azioni da fare, senza coinvolgimento di alcun tipo, senza poter curare una relazione.<br />
Poi ecco, mi sono sentita un po’ l’invasore straniero, cosa che per un verso non è stata negativa, nel senso che abbiamo portato una ventata di novità, di cambiamento, ma dall’altra non mi è piaciuta perché mi chiedo che senso abbia piombare in una realtà e, senza conoscere e sapere niente, fare delle cose senza tante spiegazioni, probabilmente sradicate dalla loro realtà e normalità, mi sono sentita di fare un po’ violenza alla loro sensibilità, soprattutto nei confronti delle insegnanti.<br />
Penso soprattutto a come mi sentirei io nei loro panni, se una persona esterna arrivasse a scuola, nella mia aula, coi miei bambini e iniziasse a fare delle cose così, senza spiegarsi, senza averci prima conosciuti e consultati e poi sparire e lasciarmi alla mia normalità con quel lampo improvviso, senza seguito… so benissimo che WHY Zanzibar aveva già tutto programmato e pianificato insieme a loro, infatti non è una mancanza nell’organizzazione, ma una mia sensazione di maestra… so che non è possibile fare le cose coinvolgendo direttamente tutti i volontari, ma nella speranza di tornare mi auguro di poter capire di più per evitare quella sensazione di estraneo che mi sono sentita addosso, anche se per poco, dato che le maestre mostravano di apprezzare e di affezionarsi a noi in modo sincero e diretto.<br />
Mi sono chiesta ancora quand’ero là, ma cosa fanno esattamente le maestre a scuola quando noi volontari non ci siamo? Materie, attività, metodi, cosa fanno di diverso ai tre gruppi di età? Hanno delle indicazioni dal ministero o è tutto molto libero? Cosa si potrebbe proporre per loro?</p>
<p>Dei gruppi… che dire? Non pensavo di abituarmi con facilità a stare con un gruppo così numeroso e stando a contatto tanto tempo continuamente, tanto meno di potermi inserire in un gruppo nuovo. Ma come diceva una volontaria… tutto viene da sé! Ed è proprio vero, basta lasciarsi un po’ andare e tutto viene da sé! Nascono nuove amicizie e scopri il bello di tutte le persone che ti circondano, ciascuno con le sue peculiarità, si mettono a nudo punti forti e debolezze, ma nessuno è lì a giudicarti, si accoglie tutto degli altri e ci si adatta alle necessità altrui, ci si rende conto della preziosità dei gesti e delle parole condivise, senza scontri e tante risate e bei momenti, trascorsi insieme! Ti rendi conto che il gruppo è diventato “gruppo” quando scopri che i componenti fanno un passo indietro per gli altri, lasciano spazio a tutti, si conoscono le abitudini, le cose che fanno piacere e quelle che danno fastidio all’altro e si crea quell’armonia speciale.</p>
<p>…e una riflessione su quello che l’esperienza è stata per me.<br />
Sono partita per il campo di lavoro con l’intento di impiegare al meglio 3 settimane libere dell’estate, con la volontà di fare qualcosa di buono, con l’entusiasmo di una nuova esperienza tutta da vivere, ma con alcune riserve e paure e una serie di programmi in “pause” da far ripartire al mio ritorno in Italia, e… il campo di lavoro si è rivelato un mese di intense emozioni, di vita vissuta a 360°, di incontri e di piani scombussolati.<br />
Si vedono e vivono cose che ti cambiano nel profondo, si cambia prospettiva, un po’ come quando si va in montagna e si vede la solita e conosciuta vallata e non la si riconosce più, è sempre quella, ma le forme sono diverse, quello che era alto è basso, quello che era davanti è dietro,… ecco è così che mi sono sentita! Trasportata in un altro punto di osservazione e la mia vita ha assunto un nuova forma, le mie priorità sono cambiate, i miei progetti di 25enne si sono trasformati, altri orizzonti, altre cose sono diventate importanti.<br />
E quello che non si sa è come sia potuto succedere, che poche settimane mi abbiano trasformata così tanto, che il mio cuore e la mia anima e il mio intelletto siano stati rapiti e trasformati e che non sono più la stessa. Poi penso che vivere in immersione a Jambiani, a diretto contatto con le persone del posto, incontrare persone, limiti, difficoltà ed emozioni, riuscire ad affrontarle, accettarle, superarle, accoglierle, viverle fino in fondo è la chiave di tutto. È l’esperienza, la vita che fai lì che ti tocca e ti sconvolge! Non è il posto in sé, è quello che vivi e perché lo vivi intensamente, ogni momento, senza tempo di metabolizzarlo passo passo, quasi un’indigestione…<br />
Poi tornata guardo le foto, racconto quello che ho fatto e provato, mi sforzo di trovare le parole giuste, le scelgo con cura e attenzione e mi accorgo che le persone non capiscono… ascoltano, guardano e si impegnano, ma non colgono l’essenziale, vorrebbero sapere il perché, il cosa ha causato tutto questo. Solo qualcuno intravede nel profondo dei miei occhi la traccia delle emozioni profonde che l’estate ha tracciato in me, la colgono appena, ma non del tutto. Quel che è sicuro è che sentono che sono diversa, che ho vissuto qualcosa di importante e vedono la gioia profonda e immensa che trapassa da ogni racconto e ogni ricordo di Zanzibar, nelle scuole, coi bambini, con la gente, con i volontari e ovviamente con la famiglia zanzibarina di WHY (Manuela, Nicolò, i loro bimbi e Francesco)!<br />
Sono a casa da una settimana e fatico anch’io a capire bene, rielaboro pian piano le varie tessere dell’esperienza, le analizzo, le rivivo e la nostalgia è tanta…<br />
Avrò modo di ripensare ai vari momenti, magari rivederli sotto un’altra luce, il tempo mi aiuterà a riabituarmi e a ripensare la mia vita, facendo tesoro di tutto quello che ho vissuto, lo scombussolamento diventerà – speriamo &#8211; stabile nuova normalità, con il progetto di ritornare in quella meravigliosa isola magica!</p>
<p>In conclusione volevo ringraziare infinitamente i tre pilastri di WHY ZNZ, sempre presenti, pronti ad aiutare, organizzare, spronare e ascoltare noi volontari. A loro va tutta la mia ammirazione e il mio affetto! Nei giorni vicini alla partenza la tristezza era forte, ma è sintomo del bene che voglio loro e di quanto l’esperienza che ho potuto fare sia stata importante per me!<br />
Un grazie di cuore e un abbraccio forte a tutti e tre!<br />
Un ultimo grazie ai volontari che ho incontrato a Jambiani e cha hanno contribuito a rendere speciale il campo di lavoro!!<br />
Auguro a tutti di poter vivere un giorno un’esperienza simile, inaspettata ed emozionante e di lasciarsi travolgere!</p>
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		<title>il mio viaggio</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 08:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono partita per Zanzibar piena di emozione, nella valigia i 20 chilogrammi di bagaglio consentito, i miei 51 anni, e tutto il mio sano egoismo. Sono partita soprattutto col desiderio di fare una bella esperienza, di vedere luoghi e conoscere persone lontane, culture, situazioni diverse e di farlo da protagonista, non da spettatore. Man mano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=63&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono partita per Zanzibar piena di emozione, nella valigia i 20 chilogrammi di bagaglio consentito, i miei 51 anni, e tutto il mio sano egoismo. Sono partita soprattutto col desiderio di fare una bella esperienza, di vedere luoghi e conoscere persone lontane, culture, situazioni diverse e di farlo da protagonista, non da spettatore.<br />
Man mano che si avvicinava la data della partenza cresceva in me il desiderio di saperne di più, per organizzarmi, per poter fare qualcosa di utile e sensato. Le riunioni preparatorie qui in sede però non rispondevano a tutte le domande, questo anche a detta dei miei compagni di viaggio. Siamo perciò partiti senza sapere esattamente che cosa andavamo a fare. Qualcuno ha usato il termine sorpresa, qualcuno avventura. Di fatto la partenza è stata proprio eccitante.<br />
L’incontro con Zanzibar anche.<br />
Io avrei voluto capire tutto e subito. Avrei voluto che il mio lavoro fosse organizzato e progettato al meglio per portare un contributo costruttivo, duraturo, importante. Avrei voluto avere con me tutto quello che mi serviva, avrei voluto poter comunicare con le persone nella loro lingua, avrei voluto fare il massimo!<br />
Invece ho dovuto rassegnarmi all’idea di incontrare quel coriandolo d’Africa in un altro modo. Il modo proposto da Why.<br />
Prima ho visto l’oceano e poi ho cominciato ad abitare la stupenda casa che l’associazione ci ha messo a disposizione. Mentre il mio raziocinante essere “maestra” continuava a scalpitare, il mio inconsapevole essere qualcos’altro, ha cominciato a vivere, a pulsare, ad ascoltare e a volersi dare dei tempi.<br />
E’ cominciata così la possibilità di incontrare dapprima le mie compagne di viaggio (tutte donne nel caso del gruppo di luglio), poi quella di conoscere Francesco che sta lì, tra le nostre teste dure e l’Africa, con il compito incredibile di mettere in contatto le une con l’altra… ed infine la possibilità di lavorare con bambini e maestre color cioccolata.<br />
Qui sono entrati in gioco Manuela, Nicolò e Juma, qui sono cominciate le riunioni, le progettazioni, il lavoro negli asili.<br />
Le aspettative di ognuno hanno dovuto fare i conti con quelle degli altri, il desiderio di aiutare ha dovuto fare i conti con la difficoltà di lavorare insieme, l’ansia da prestazione ha fatto i conti con  il ritmo di quel mondo, di quel luogo.<br />
Non ci vuole molto a capire che su un terreno così  possano nascere incomprensioni, irritazioni, delusioni. Ma con un po’di immaginazione si riesce anche a comprendere che in una situazione così si può fare una capriola e trasformare tutto. Tania, “la piccola” del nostro gruppo, 17 anni ha detto: io ho preso tutto come veniva e sono stata molto contenta..<br />
Io, un po’ più coriacea e consolidata, ho provato a mettermi a disposizione, ho lasciato che le cose fossero come dovevano essere mettendo tutta la disponibilità possibile, tirando indietro tutte le mie rappresentazioni precedenti. L’ho detto anche alla riunione, qualcuno forse se lo ricorda, il mio motto è quello della partigiana Agnese che di fronte agli eventi di cui fu protagonista disse semplicemente: Quel che c’è da fare si fa!!<br />
Mi sono così lasciata andare ad ascoltare, guardare, andare incontro a quello che veniva dalla realtà di Jambiani. Piano piano, la mia frustrazione per non essere arrivata lì organizzata, preparata, ha lasciato il posto ad una calda gratitudine per quello che mi si stava permettendo di fare. Un’esperienza, viva, vera, non costruita.<br />
Il mio sano egoismo ha cominciato a gustarsi ancor di più la bellezza del luogo, il sapore dei cibi, le chiacchiere coi compagni di casa,  la compagnia di Francesco,  le conversazioni con Manuela, il lavoro con le maestre, i saluti sulla spiaggia, i sorrisi della gente, le maree, la luna.<br />
Inoltre crescevano in me come alghe colorate moltissime domande. E mi veniva in mente uno dei più cari maestri che ho avuto nella vita. Lui diceva: Se tornate a casa con domande io ho fatto bene il mio lavoro!”<br />
Accanto alle domande crescono quasi sempre anche i propositi, spesso buoni.<br />
Forse per noi, per la nostra forma mentis attuale, la cosa più difficile è proprio lasciare che le cose siano, che i fatti parlino, provare a fare silenzio e ascoltare per sentire cosa ci dicono. E’ difficile perché in realtà siamo quasi tutti sicuri di sapere molto, talvolta siamo anche convinti che gli altri sappiano invece ben poco…<br />
Ecco che alla luce di questi pensieri, tre settimane a Zanzibar con Why assumono un significato diverso. Come spesso accade quel che noi vogliamo provare a fare per gli altri, diventa magicamente qualcosa che fa bene a noi, ci fa crescere come esseri umani. Se impariamo a gustarci l’esperienza senza lasciare nulla nel piatto, scopriamo che la cosa più importante è imparare a lavorare con gli altri, scopriamo che senza gli altri non possiamo fare quasi niente e quel poco che ci riesce perde buona parte del suo senso.<br />
Si sente spesso la domanda: che cosa ha cambiato di te una tale esperienza?<br />
Io posso solo rispondere che ha cambiato me. Ma io sono tutta intera, ora sono diversa. Forse i miei pensieri prenderanno sentieri nuovi, può darsi che il mio cuore sia un po’ più aperto,  probabilmente più grande e più pieno, ma io sono sempre io. Prima ero una che non conosceva Jambiani,  non aveva mai fatto un girotondo con cento bambini a Kikadini, non aveva mai bevuto il tè a casa con le maestre, non aveva mai visto l’azzurro del mare di notte… ora invece…<br />
Voglio citare ancora quel maestro che parlava delle domande: lui diceva spesso una frase che per me, insieme a quella della partigiana Agnese, è diventata un caposaldo: Quello che dovremmo fare non è tanto studiare per acquisire conoscenze, ma lavorare insieme per sviluppare nuove facoltà.</p>
<p>Concludo dicendo che non riesco a concludere… Sento veramente il bisogno che sia la vita da qui in avanti a dire che cosa ha voluto dire stare a Jambiani, conoscere le persone che ci lavorano e il modo in cui lo fanno. Custodirò le mie domande, senza farmi prendere dall’ansia di trovare le risposte.<br />
Con un’unica, nuova certezza: le mie compagne di viaggio ed io siamo diverse adesso, e questo servirà al mondo intero.</p>
<p>Carmen</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-64" title="foto1" src="http://whyzanzibar.files.wordpress.com/2009/09/foto1.jpg?w=364&#038;h=273" alt="foto1" width="364" height="273" /></p>
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		<title>Ecco la mia esperienza con WHY</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 14:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Clara, volontaria per WHY lo scorso mese di ottobre, racconta la sua esperienza. L’Africa, e qui rubo la definizione ad un noto  scrittore,  è un continente troppo grande per poterlo descrivere con poche parole. E’ in breve  un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo di sfumature. E’ solo per semplificare  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=60&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Clara, volontaria per WHY lo scorso mese di ottobre, racconta la sua esperienza.</em></p>
<p>L’Africa, e qui rubo la definizione ad un noto  scrittore,  è un continente troppo grande per poterlo descrivere con poche parole. E’ in breve  un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo di sfumature. E’ solo per semplificare  che lo si chiama Africa.<br />
Fra le tante organizzazioni di volontariato che lavorano  laggiù, la mia scelta è caduta su WHY (onlus), condividevo in pieno le tre lettere/parola che compongono il suo logo: mondo – casa – bambino/giovane :  world-home-youth, nonché i loro obiettivi: migliorare la condizione dell’educazione e le conoscenze sanitarie.  Si parla quindi di scolarizzazione a tutti i livelli, sia di asilo, sia di recupero di studenti che abbandonano la scuola,sia di formazione professionale degli insegnanti, nonchè  di  fornire  alle donne  semplici,basilari  conoscenze sanitarie e di igiene e pulizia della persona e dell’ambiente di vita e di lavoro.<br />
Ho vissuto la mia esperienza a Jambiani, un paese di pescatori, nella parte più a sud dell’isola di Zanzibar, isola meravigliosa, stà sulla carta geografica di fronte alla Tanzania, molto conosciuta dagli italiani,specialmente come meta di vacanze esotiche. Qui vive la famiglia italiana,Nicolò e Manuela con i bambini Noah e Naemi,che coopera  , da una parte con  il locale  ministero dell’istruzione  e dall’altro in maniera diretta con i giovani residenti  per promuovere, incentivare,migliorare la loro crescita personale.<br />
In luoghi come questo i verbi: lavare, lavarsi, mangiare, assumono dei connotati ben  diversi dai nostri, e forse proprio in questo  si può ritrovare il profondo rispetto della misura e del tempo che essi richiedono.  Il  semplice gesto meccanico del nostro bere il caffè al mattino, qui, passa prima  necessariamente nell’ essere andati a recuperare la legna, portarla a spalla da lunghe distanze,  fare il fuoco, e quindi cucinare.<br />
A Zanzibar  ho imparato che si può fare la doccia con un catino d’acqua e sentirsi comunque puliti, (quando l’acqua la devi andare a prendere a piedi al pozzo meno lontano), ho imparato che il piacere di indossare qualcosa di pulito è infinitamente più grande di quello che si prova da noi quando si apre un armadio pieno di vestiti ,( quando non si ha un armadio né si hanno troppi vestiti, né troppa acqua da sprecare per lavarli).<br />
E i bambini? Bambini che imparano e sanno tantissime cose, la maggior parte tramandate a mente, per la mancanza di fogli e matite per scrivere, bambini i cui compiti a casa sono quelli di …dover aiutare nei lavori di casa, bambini che una volta adulti non avranno a disposizione altro che la loro mente per ricordare come erano da piccoli, cosa hanno imparato, come era la loro madre da giovane, che viso aveva il nonno ecc-<br />
Niente album di foto, niente teche stipate di disegni infantili, niente quaderni pieni di compiti in bella scrittura. a ricordare tutto questo. Ma la vivacità d’intelletto e la serenità nei sorrisi che gratuitamente ti donano, fanno di loro dei bambini fantastici, meravigliosi,sinceri nell’ animo e trasparenti.<br />
Non  riuscire a dare loro un’opportunità di studio sarebbe veramente un furto, un furto immorale e imperdonabile.<br />
Perchè  io credo che ogni bambino , in ogni parte del mondo in cui viva, indipendentemente da qualsiasi carta costituzionale che  lo sancisca, ha diritto a vivere la sua infanzia da bambino, ha diritto ad  andare a scuola, ha diritto ad esprimere le sue potenzialità per diventare un’adulto responsabile e consapevole di quanto a sua volta potrà fare per migliorare il mondo che lo circonda, e che non sia costretto ad andare via dal suo paese per vivere la sua vita, orfano delle sue tradizioni dei suoi affetti e del suo passato ed artefice del suo futuro.<br />
I modelli di gestione locale di volontariato possono quindi essere una risposta ai problemi reali  , formando, educando  e avvicinando le decisioni e le difficoltà della gente. E’ fondamentale che loro stessi   PARTECIPINO, DECIDANO E CONTROLLINO IL LORO MONDO E IL LORO VIVERE.<br />
Può essere questo   un modo semplice per  gettare le basi culturali per l’appunto  di uno sviluppo EQUO E SOLIDALE, fra il nord e il sud del mondo.<br />
In luoghi come l’Africa dove : il ritmo è rallentato , non conosce fretta, ed è  a volte persino…rassegnato…(”tanto nella vita  non si può mai avere tutto…”).,  il valore del volontariato è perciò quasi un..VALORE AGGIUNTO per così dire, un valore di presenza, di collaborazione, di incitazione, di speranza. Con l’ obiettivo primario  di  insegnare loro a capire quali sono le proprie esigenze e come affrontarle,<br />
E’ vero valore umano, maggiore a volte persino del valore materiale,anche per lo stesso volontario, che fa sì che quando si ritorna a casa, dopo aver condiviso con queste persone , anche per poco tempo, il loro modo di vivere,  ti viene spontaneo ridimensionare il TUO modo di vivere, renderlo nei limiti del possibile , (dentro il nostro abitare questa società opulenta), più SOBRIO,PIU’ ESSENZIALE con un’attenzione maggiore ad evitare gli sprechi di tutto : d’acqua, di cibo, di carta, di…tempo<br />
Si ritorna con un occhio più attento e motivato ai propri reali  bisogni e a quelli  degli altri, che per contro ti aiuterà ad essere sicuramente più contento, soddisfatto e sereno del luogo dove vivi e di quello che hai, di ciò che è giusto avere e di ciò che è ingiusto sprecare.<br />
E tutto questo,infinitamente di più di quello , che…( pensando all’Africa), hanno milioni di africani.<br />
Auguro dunque a tutti voi UN CUORE CON LE ALI ,che voli ovunque stanno altri esseri umani  che soffrono per la nostra insaziabilità.</p>
<p>Buon volontariato a tutti!!!!</p>
<p>Clara</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/whyzanzibar.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/whyzanzibar.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/whyzanzibar.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/whyzanzibar.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/whyzanzibar.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/whyzanzibar.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/whyzanzibar.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/whyzanzibar.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/whyzanzibar.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/whyzanzibar.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/whyzanzibar.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/whyzanzibar.wordpress.com/60/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/whyzanzibar.wordpress.com/60/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/whyzanzibar.wordpress.com/60/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=60&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Erika, dicembre 2008 &#8211; marzo 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 07:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[A dicembre sono tornata a Jambiani, dopo il campo di lavoro dell’estate scorsa e questa volta per rimanere un po’ più a lungo, un viaggio che racconto con gli occhi e il cuore, un cammino importante, fatto di cose, pensieri, emozioni .. e tanti colori. Bambini che urlano, che corrono, che ridono, che gridano il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=55&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A dicembre sono tornata a Jambiani, dopo il campo di lavoro dell’estate scorsa e questa volta per rimanere un po’ più a lungo, un viaggio che racconto con gli occhi e il cuore, un cammino importante, fatto di cose, pensieri, emozioni .. e tanti colori. Bambini che urlano, che corrono, che ridono, che gridano il mio nome, veloci a prendere la borsa di paglia formato famiglia che mi ha accompagnato ogni giorno, che accennano parole di una canzone cantata insieme, e loro, le insegnanti,solari, accoglienti, disponibili… sono nell’asilo di Unguja Ukuu. Un’alchimia sincera, con poche parole di swahili … piccole attese, sguardi e sorrisi, in poco tempo hanno costruito un rapporto di fiducia reciproca, che mi ha permesso di vivere con loro mattine indimenticabili. Le insegnanti, colleghe speciali, con tanta voglia di fare, di imparare ,curiose a volte più dei bambini stessi, hanno letto storie sedute alla loro scrivania con i più grandi o in cerchio per terra con i più piccoli. Poi, insieme, con le pagine dei libri tra le mani abbiamo  coinvolto i bambini nella narrazione, creando momenti tranquilli, di gioco e di ascolto. E  con queste figure, così belle e attraenti,  quante cose abbiamo fatto…, ricordato nomi, riconosciuto e imparato i colori, colorato cartelloni da appendere, allestito le classi con i lavoretti dei bambini …e guardare  gli occhi di chi una cosa come quella non l’ aveva mai vista … sfogliando quelle pagine, ascoltando quelle storie…  e la curiosità dei bambini nello sbirciare in quella borsa di paglia…. Unguja Ukuu è immersa in un verde luminoso, con alberi di mango alti e imponenti, un villaggio da scoprire a venti minuti da casa, da Jambiani, dove per tornare alla chiusura dell’asilo, a volte anche dopo una lezione di italiano, per le insegnanti, e un khai profumato e bollente, una di loro mi accompagnava alla fermata del dala dala. Non c’era un’orario preciso per il suo arrivo, bastava sedersi e aspettare insieme, tra chiacchere, saluti e sguardi curiosi, prima o poi arrivava,veloce, sempre stipato di gente… uomini, ragazzi , donne, che coprivano scrupolosamente con i kanga i loro bambini per proteggerli dal vento che faceva da padrone, secchi di pesce e cesti di banane… ma un posto, anche se stretto, c’era per tutti. Anche negli asili di Mwendawima, Kibuteni e Kikadini ho incontrato insegnanti collaborativi, ben organizzati tra loro e molto accoglienti. Insieme a loro ho frequentato un corso di formazione, ed è anche grazie a questo che più volte ho riflettuto sull’importanza di dare contenuti e strumenti, spunti di insegnamento a queste persone che una vera preparazione professionale non l’hanno ricevuta per vivere e stare con i bambini e per pensare che un giorno possano camminare da soli. … Gli occhi delle persone che ho incontrato, i sorrisi che ho fatto e ricevuto,i momenti belli e quelli più difficili, tutti i bambini con cui ho giocato o semplicemente osservato, mi hanno regalato una felicità che non si compra, una ricchezza che si è fatta spazio nel mio cuore, che non si dimentica e c’è.  …. E un grazie speciale a quella famiglia allargata che vive là e che senza di loro tutto questo non ci sarebbe.</p>
<p>Erika, volontaria WHY</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-58" title="insegnanti" src="http://whyzanzibar.files.wordpress.com/2009/04/insegnanti.jpg?w=448&#038;h=336" alt="insegnanti" width="448" height="336" /></p>
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		<title>Isola di UZI</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 07:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pulmino prosegue lentamente su una strada  sempre più dissestata e si inoltra tra le Mangrovie. Questa è l’unica via possibile per raggiungere  Uzi  in macchina e solo con  la bassa marea. Sui lati della strada le  bellissime verdi  mangrovie con le loro lunghe radici dalle forme stravaganti. Queste piante che  crescono in acqua salata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=52&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il pulmino prosegue lentamente su una strada  sempre più dissestata e si inoltra tra le Mangrovie. Questa è l’unica via possibile per raggiungere  Uzi  in macchina e solo con  la bassa marea.<br />
Sui lati della strada le  bellissime verdi  mangrovie con le loro lunghe radici dalle forme stravaganti. Queste piante che  crescono in acqua salata ed a seconda della bassa o alta marea mantengono le loro radici sotto o fuori dall’acqua del mare formando così la tipica caratteristica  delle Mangrovie.<br />
Il pulmino ha difficoltà nel proseguire, si ferma, non riesce più ad andare avanti sotto il nostro peso e così scendiamo e facciamo una parte della strada a piedi. Forse è meglio così, ne approfittiamo per fare delle bellissime foto  e vedere da vicino come si riproducono lasciando cadere il seme nel fango, che solo se rimane diritto in piedi formerà una nuova pianta.<br />
Più avanti risaliamo sul pulmino per l’ultimo pezzo di strada fino alla scuola.<br />
Ad attenderci, con mia grande sorpresa, un piazzale pieno di giovani,  circa 700, che ci accolgono con canzoni,  balli e suoni fatti con materiale improvvisato.  Bello vedere tutti quei colori, quell’allegria, quei sorrisi, quell’entusiasmo, quell’accoglienza che mi fa sentire un nodo alla gola. Voglio togliermi gli occhiali da sole, ma me li rimetto subito perché sento le lacrime che mi escono dagli occhi. Sono una vecchia romantica che si emoziona facilmente.  Dopo alcuni minuti riesco a controllarmi e così mi tolgo  gli occhiali per  avere un  contatto più diretto con tutti quei  bei giovani. Passo così un po’ di tempo fra loro, sono libera di andare dove voglio fino al ritorno della delegazione della PAT venuta a parlare con i rappresentanti locali ed a vedere il risultato del progetto finanziato proprio dalla stessa Provincia  Autonoma di Trento.<br />
Giro per il grande parco che attornia la scuola, mi avvicino alle tante mamme  venute ad accoglierci con i loro vestiti più belli e coloratissimi. Mamme con i  piccoli in braccio e che ti fan capire esser contente di farsi fotografare. Cerco di comunicare con loro, ma è difficile, la lingua non mi aiuta. Ci soffermiamo a qualche sorriso e qualche saluto. Jambo, jambo, habari…nzuri!! Asante sana!<br />
Cammino fra tutta questa gente, anche gli uomini si vogliono far fotografare ma si mettono in posa, tutti seri. Con loro riesco a parlare un po’ in inglese. Uno si avvicina e mi dice che la comunità ha  bisogno di un asilo e mi fa vedere il terreno dove lo hanno pensato. Cerco di fargli capire che non sono io quella che finanzia i progetti o può decidere in merito. Lo avrà capito? Non lo so, perché continuava ad insistere.<br />
Ora tutti i rappresentanti sono presenti,  sotto un enorme Mango,  attorniati dai bambini e loro madri.  All’ombra del Mango vengono offerti dei doni alle rappresentanti della PAT e fatta una rappresentazione teatrale. Deve essere carina,  tutti ridono, ma io purtroppo non capisco niente e sono troppo lontana da chi sta traducendo e così batto le mani quando tutti le battono, senza sapere il perché. L’espressione delle attrici, quelle si le ho notate ed apprezzate.<br />
Dopo  la parola di ringraziamento in buon inglese del direttore della scuola  nei confronti della PAT si va tutti in un’altra classe a mangiare il “PILAU”, naturalmente con le mani….come si usa qui a Zanzibar. Mi piace questo modo di condividere il pranzo. Il Pilau è per occasioni speciali e la persona più anziana in quel momento è quella che comincia per prima a mangiare.<br />
E’ giunta l’ora di ritornare, ma  non possiamo tornare in macchina, l’acqua è alta. Dobbiamo tornare in barca.  Piano piano ci incamminiamo verso il porto.  Durante questo percorso passiamo per il villaggio, la gente  saluta cordialmente, i bambini ti chiamano e gridano, jambo, jambo…. Un gruppo di donne siede  sotto un grande albero e ci salutano, sono serene, ridono, i bambini giocano attorno a loro. Che serenità, che tranquillità, che meraviglia!!! Non conoscono certo lo stress.<br />
Anche la natura mi sorprende. Alberi di una grandezza incredibile e di  un verde intenso. Manghi, banani, ma anche  i famosi Baobab.  Bellissimi.<br />
Ecco che a forza di fare foto ho perso di vista chi mi precedeva. I bambini vedono la mia incertezza e subito mi indicano  da che parte andare. Raggiungo il gruppo quando siamo già sulla spiaggia per prendere la barca e ritornare al nostro pulmino. Bisogna affrettarsi, l’acqua sta calando. Non ce l’abbiamo fatta, l’acqua è calata troppo in fretta??? O siamo noi che ce l’abbiamo presa all’africana? Con calma per non perderci niente del villaggio? L’acqua è troppo bassa, in barca non si può più proseguire, poco prima di entrare nelle mangrovie proseguiamo a piedi camminando tra melma e radici. Si sente di tutto e di più fra le dita dei piedi.  Forse è meglio non sapere cosa ci sia sott’acqua. Ci  assicurano però che non ci sono animali pericolosi. Crediamoci.<br />
Una bella giornata,  interessante  emozionante,  in  questa bella UZI  ancor autentica.<br />
Franca<br />
22 novembre 2008</p>
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		<title>la mia Africa..</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 14:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedi’ 10 novembre 2008, finalmente si parte! Grazie a Why, una associazione che opera nel campo del volontariato internazionale, e che offre la possibilità di campi di lavoro all’estero della durata di tre settimane, posso regalarmi questa esperienza a lungo desiderata. Le persone del gruppo in partenza, otto, hanno già avuto modo di incontrarsi e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=49&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedi’ 10 novembre 2008, finalmente si parte!<br />
Grazie a Why, una associazione che opera nel campo del volontariato internazionale, e che offre la possibilità di campi di lavoro all’estero della durata di tre settimane, posso regalarmi questa esperienza a lungo desiderata.<br />
Le persone del gruppo in partenza, otto, hanno già avuto modo di incontrarsi e conoscersi reciprocamente in occasione dei vari incontri , anche con  i volontari appena rientrati, dei quali noi in partenza ora, abbiamo raccolto il virtuale testimone.<br />
L’arrivo a Zanzibar è decisamente molto caloroso, sia dal punto di vista atmosferico (35°) che personale; Manuela e Niccolò  si fanno subito riscontrare come due persone veramente speciali.<br />
La guest-house dove soggiorneremo è spartana ma confortevole, ed ha persino un piccolo giardino sul retro, che diverrà per tutto il tempo del nostro soggiorno , di volta in volta luogo di relax ,sala riunioni, osservatorio astronomico delle stelle.<br />
La veranda sul davanti invece sarà una sede distaccata pomeridiana di bambini del paese che verranno a cantare le loro e le nostre canzoncine, e fare dei disegni che a loro gloria appenderemo alle pareti.<br />
Jambiani offre un oceano turchese, sabbia bianca, palme che ondeggiano al vento,casette di grigia pietra corallina locale, animali da fattoria che attraversano indisturbati la strada sassosa e accidentata che attraversa tutto il paese, e illuminazione notturna stile “presepe”, magica ed irreale.<br />
Decisamente questa non è la “mia “ Africa, l’Africa dei tanti libri letti, dei film visti,”l’ultimo re di Scozia” in testa. Ma pullula di bambini come una colonia di formiche.Tanti .Bellissimi.Trasparenti mi viene da definirli, perché ogni loro emozione traspare sincera dal viso, nei loro occhi profondi trovi domande e risposte senza bisogno quasi di parlare la loro lingua.<br />
Bambini che mi insegneranno la gioia di vivere e condanneranno il mio spreco(in un asilo un bambino ha raccolto dai ritagli di carta da buttare, un mio foglietto di post-it che avevo buttato, lisciandolo delicatamente e di nascosto con le mani).<br />
Mentre inizio a frequentare gli asili mi accorgo che le classi sono numerosissime, mentre le insegnanti non  sono certo in numero adeguato alla necessità, alla quale però sopperiscono con tanta passione, genuina e sincera di voler essere lì, ad insegnare loro a crescere ed imparare, nonostante i pochi, a volte pochissimi davvero, materiali a loro disposizione.<br />
Agghindate come matrone nei loro coloratissimi kanga, le maestre troneggiano sopra i bambini, tutti rigorosamente in divisa, mentre fuori, nella cucina all’aperto, in alcuni asili si prepara il riso, sopra un fuoco di legna, da distribuire ai bambini frequentanti; per alcuni di loro un vero pasto.<br />
I turni , sia per i lavori di casa, come per le presenze a scuola, si susseguono, mentre il caldo di novembre ti strema già dalle prime ore del mattino.<br />
A combatterlo abbiamo tanta buonissima frutta tropicale: manghi, papaie, ananas, frutto della passione,  che per bontà non assomigliano neppure un po’ a quelli  che per solito si mettono nei cesti natalizi.Mentre faccio questo pensiero , realizzo che in Italia già incombe l’ansimare del Natale, e sono doppiamente felice di aver fatto questa scelta ed essere qui, al riparo dalla banalità.<br />
Perchè in Africa c’è nulla o poco che sia dato per scontato, oppure che sia banale: la coniugazione dei verbi mangiare, lavare e lavarsi qui assumono davvero ben altro spessore.<br />
Nella seconda settimana sono assegnata all’asilo di Kibuteni, che dista quaranta minuti circa da Jambiani.<br />
Per raggiungerlo si attraversano tanti piccoli villaggi  di case con il tetto di paglia,seminascoste dagli onnipresenti alberi di banane.Una natura verdissima, i trasporti con i carri a due ruote tirate da buoi, i dala-dala, arcaici pullmini aperti per il trasporto di persone e cose , sempre stipatissimi, e…la terra rossa. Non ce la faccio a non emozionarmi: eccola la mia Africa tanto sognata,  mi sento pienamente felice, non riesco a saziarmi gli occhi !<br />
Scatto tante foto, ma so già che le migliori saranno quelle che non avrò fatto, quelle che verranno a trovarmi quando mi troverò a pensare a questi luoghi.<br />
Aneddoti e situazioni curiose si  accumuleranno durante tutto l’arco delle tre settimane dentro la mia mente e dentro il cuore e rimarranno lì, come un pizzico di lievito capace di far diventare immensa la nostalgia, ma anche come una medicina d’essenzialità a lento rilascio nel tempo, che sono certa influenzerà ancora di più le mie scelte di sobrietà di vita una volta rientrata in Italia.<br />
E se è importante non sprecare né acqua, né cibo,  lo è ancora di più, imparare a non sprecare occasioni di regalare tempo, affetto e sorrisi a chi ti sta accanto;<br />
cose che qui a Jambiani  davvero nessuno ti fa mancare. Già al secondo giorno che stavo qui, era tutto un salutare, un riconoscersi, una disponibilità al dialogo, che nella nostra società super organizzata è da tempo sparita.<br />
Le donne di qui, ma credo di tutto il continente, sono meravigliose, testarde, e lavoratrici instancabili, riescono a fare entrare dentro una giornata , che per’altro ha 24 ore anche qui, tante  cose da fare, eppure non ti fanno sentire a disagio se qualche volta tu tenti un ipotetico dialogo in una smozzicata lingua locale o  con dei gesti: sorridono, ti prendono sul serio, le vedi che considerano il dialogo ancora una cosa importante.<br />
Grazie a Why, a Manuela e Niccolò, a Francesco risolutore di tutti i nostri problemi occidentali,<br />
per avermi fatto  non solo trovare l’Africa, ma per avermi aiutato ad assaporarne un pezzettino, qui a Zanzibar e<br />
Jambooo a tutti!</p>
<p>Clara</p>
<p><a href="http://whyzanzibar.files.wordpress.com/2008/12/volontari1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-50" title="volontari1" src="http://whyzanzibar.files.wordpress.com/2008/12/volontari1.jpg?w=299&#038;h=200" alt="volontari1" width="299" height="200" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/whyzanzibar.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/whyzanzibar.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/whyzanzibar.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/whyzanzibar.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/whyzanzibar.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/whyzanzibar.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/whyzanzibar.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/whyzanzibar.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/whyzanzibar.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/whyzanzibar.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/whyzanzibar.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/whyzanzibar.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/whyzanzibar.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/whyzanzibar.wordpress.com/49/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=49&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>JAMBIANI: RICORDO INDIMENTICABILE</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 07:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Sì, perché il tempo vissuto a Jambiani rimarrà un ricordo che porterò sempre con me. Ricordo il giorno del mio arrivo in questo posto così magico e affascinante.. Ricordo i girotondi sulla spiaggia e i canti dei bambini.. Ricordo i pomeriggi passati a dipingere con i miei compagni di viaggio.. Ricordo l’impegno e le risate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=43&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, perché il tempo vissuto a Jambiani rimarrà un ricordo che porterò sempre con me.<br />
Ricordo il giorno del mio arrivo in questo posto così magico e affascinante..<br />
Ricordo i girotondi sulla spiaggia e i canti dei bambini..<br />
Ricordo i pomeriggi passati a dipingere con i miei compagni di viaggio..<br />
Ricordo l’impegno e le risate delle lezioni di italiano..<br />
Ricordo le passeggiate sulla spiaggia bianchissima dell’oceano dove lo sguardo si perdeva all’orizzonte e le serate passate a contemplare l’immensità del cielo stellato ..<br />
Ricordo quanto è bastato poco per capire che Jambiani mi avrebbe regalato delle emozioni grandissime..<br />
Ho vissuto a Jambiani per un mese e ho avuto sempre la sensazione di sentirmi come a casa.<br />
Ho ascoltato, osservato, imparato dalla sua gente..<br />
Ho assaporato un pezzo d’ Africa, i suoi profumi, i suoi colori..<br />
Ho avuto il tempo per godere del silenzio e per ammirare la natura..</p>
<p>Sono tantissimi i ricordi e le emozioni che si sono susseguiti in ogni momento, sono qualcosa che non si può sempre raccontare o descrivere ma solo vivere.<br />
Quello che più mi è rimasto nel cuore sono la semplicità e l’umanità della sua gente, quell’ospitalità di chi ti accoglie e ti fa sentire sempre benvenuta, quella sensazione di sentirsi sempre accettata e parte di un’ unica grande famiglia…<br />
E poi i bambini, dai profondi occhi scuri, la loro energia e la gioia in ogni loro sorriso.. Mille parole non basterebbero per descrivere l’emozione che si prova quando un bambino si avvicina, ti prende per mano e ti sorride.<br />
Sono bambini che non hanno “beni materiali” ma che possiedono una grande ricchezza perché conoscono l’importanza di ogni sorriso, di ogni piccola cosa.. la condivisione e il<br />
rispetto reciproco.<br />
Da una settimana sono tornata a casa e mi accorgo che tutto ciò che mi circonda è sempre lo stesso, io però sono cambiata, ora ho imparato a guardare il mondo con occhi un po’ diversi, con gli occhi dei bambini e della gente di Jambiani che porto nel cuore.<br />
Un grazie speciale và a Manuela e Nicolò che tanto ammiro per l’amore che mettono in questo lavoro, per la loro paziente disponibilità e accoglienza, ai miei compagni di viaggio che hanno condiviso con me questo cammino di crescita, a Why per avermi offerto l’opportunità di mettermi in gioco e vivere un’ esperienza unica e indimenticabile!</p>
<p>ASANTE SANA<br />
Grazie e Arrivederci Jambiani!</p>
<p>Chiara</p>
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		<title>MZURI SANA</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 06:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blog dei volontari WHY Onlus</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jambiani ma come tutta Ungujia è nel mio cuore, continua a vivere anche qui e non è solo un ricordo. Sono felice di aver vissuto ogni momento con vero coinvolgimento e se questo viaggio è stato così importante è anche grazie a quelle straordinarie persone locali,ai bambini, a quella famiglia italiana, capace di accogliere tutti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=whyzanzibar.wordpress.com&amp;blog=3606414&amp;post=41&amp;subd=whyzanzibar&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Jambiani ma come tutta Ungujia è nel mio cuore, continua a vivere anche qui e non è solo un ricordo. Sono felice di aver vissuto ogni momento con vero coinvolgimento e se questo viaggio è stato così importante è anche grazie a quelle straordinarie persone locali,ai bambini, a quella famiglia italiana, capace di accogliere tutti e farti sentire come a casa, e ai miei compagni di viaggio. Persone speciali, con le quali ho potuto condividere questa esperienza, piena di emozioni e riflessioni. Sono davvero tanti i momenti importanti e veramente belli che potrei raccontare, come le mattine a Kibuteni e i pomeriggi trascorsi da pittori, tra i colori a olio a dare ancora più vita a quelle pareti, lasciando così un po’ di noi, un segno del nostro ”ci siamo stati e insieme”. L’asilo di Mwendawima, il più vicino a noi con le insegnanti sempre belle, allegre e disponibili, i bambini di Jambiani con i loro occhioni neri così profondi e pieni di vita e felici anche solo di un tuo semplice sorriso. La festa di Mwendawima di chiusura delle attività per il ramadan dove tutte le donne elegantissime hanno portato i loro bambini, presi a mille per le tante opportunità di gioco di quel giorno di vera festa. Charawe, dove tutto è una vera magia di colori, tra le divise dei bambini, e il colore della terra, e non solo, ma anche di curiosità e speranze. Senza dimenticare Kikadini e quel grande cerchio fatto di canzoni e sorrisi dov’è bastato davvero poco per essere travolti dallo spirito e dalla gioia di quei bambini.  Questo viaggio mi ha regalato un’opportunità straordinaria di crescita, un’esperienza forte dov’è stato spontaneo mettere in discussione tutte le mie certezze e convinzioni, un’occasione per guardare la propria vita e per guardarsi dentro con uno spirito nuovo, diverso. E’stato importante condividere e osservare lo stile di vita di quelle famiglie dove ti accorgi con il passare del tempo che basta davvero poco per vivere e vivere con serenità, e soprattutto per imparare a dare il vero e il giusto valore alle cose che abbiamo sia materiali che non. Un grazie di cuore a Why, che dà la possibilità di vivere queste esperienze, di costruire un qualcosa di importante insieme e per gli altri. Un forte abbraccio a Manuela e Nicolò, ai quali non è difficile pensare con ammirazione e a tutti i miei compagni di viaggio, veramente unici e belli, e senza dimenticare  Naemi, Noa e il cielo di Jambiani&#8230;.</p>
<p>Erika Bernini<br />
(volontaria Zanzibar, agosto 2008)</p>
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